
Un’invenzione senza precedenti darà speranza ai mari soffocati dalle maree nere di petrolio e altri idrocarburi: è un “foglio di carta assorbente”, capace di impregnarsi fino a 20 volte il suo peso, che può essere riutilizzata più volte per nuovi cicli di pulizia, «strizzandola» a lavoro finito per recuperare il petrolio.La carta, come annunciato dalla rivista Nature Nanotechnology, è stato ideata dal team di Francesco Stellacci, scienziato italiano che lavora presso uno dei più prestigiosi istituti di ricerca Usa, il Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston, dove è professore nel dipartimento di ingegneria e scienza dei Materiali.
Fabbricabile a basso costo, il tappeto di nanofibre “a spaghetti” di ossido di potassio manganese intrecciate tra loro, è impermeabile all’acqua ed assorbe benissimo il petrolio. Resistendo inoltre alle alte temperature, si può scaldare fino a far evaporare il petrolio che poi viene recuperato e il foglio è di nuovo pronto per l’uso.
L’inquinamento delle acque da petrolio è molto frequente: estrazione dalle piattaforme offshore, operazioni di scarico, di pulizia dei serbatoi e i non infrequenti incidenti che vedono coinvolte petroliere(collisioni, incagliamenti, incendi, esplosioni, naufragi).
Tantissimi gli incidenti verificatisi finora, i più tristemente noti, solo per citarne alcuni, sono quello della Prestige, che nel 2002 riversò sulle coste spagnole della Galizia 60.000 tonnellate di petrolio e quello della Exxon Valdez, che nel 1989 contaminò il golfo dell’Alaska, con 30.000 tonnellate di greggio, causando la morte di migliaia di uccelli, foche, lontre, balene.
I danni all’ecosistema marino sono ingenti: i pinguini sono gli uccelli che ne risentono di più perchè con più facilità rimangono invischiati nel greggio che rovina le loro pinne, ma non sono i soli. Il ‘veleno nerò distrugge lo strato protettivo di grasso presente sulle piume degli uccelli, esponendoli al rischio di morire per assideramento.
Esistono dei sistemi di assorbimento del petrolio dalle acque, ma non sono efficienti perchè i materiali convenzionali non sono capaci di assorbire selettivamente i contaminanti e assorbono anche acqua. «Noi abbiamo scoperto che è possibile fabbricare una “carta” fatta di un intreccio di nanofibre – spiega Stellacci – capace di assorbire idrocarburi liquidi in modo selettivo. La carta non assorbe neanche una goccia d’acqua, può essere lasciata mesi in acqua rimanendo totalmente asciutta».
I suoi segreti? La proprietà assorbente è data dalle nanofibre “a spaghetti” intrecciate, la sua impermeabilità all’acqua da un rivestimento totalmente idrorepellente. Inoltre il materiale resiste a temperature altissime, quindi si può scaldare fino a far evaporare il petrolio che poi si recupera per condensazione (ridiventa liquido). La “carta riciclabile” potrebbe davvero aiutare a proteggere l’ambiente ed essere utilizzata anche per altri scopi.