Archivio per la categoria ‘Tecnologia’

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Si diventa giornalisti con il pc

2 Giugno 2008

La rivoluzione del personal computer continua. Nell’esame per diventare giornalista professionista sconfigge la vecchia macchina da scrivere.

Il Consiglio dei ministri, nei giorni scorsi, ha infatti varato su proposta del Guardasigilli Angelino Alfano il dpr che modifica il regolamento della prova scritta e offre ai candidati la possibilità di cimentarsi con il computer che li accompagnerà per tutta la carriera, siano essi nella redazione di quotidiani e radio o, ancora, in tv.

L’aumentato numero di aspiranti, ben 816 nella scorsa sessione, la difficoltà di trovare macchine da scrivere vecchio tipo, da anni fuori produzione, la necessità di adeguarsi alla tecnologia, sono alla base della scelta di cambiare. Già dalla prossima sessione dunque la commissione consegnerà al candidato un cd-rom con il sistema operativo e la penna usb con il programma per dare modo all’aspirante giornalista di avviare il pc.

Completata la redazione dei tre testi previsti per lo scritto il candidato consegnerà alla commissione il cd e la penna usb che gli erano stati assegnati per consentire di stampare l’elaborato che verrà messo in busta chiusa per non essere in alcun modo riconoscibile prima della correzione.

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Elettricità alternativa? Arriva la macchina “acchiappaonde”

1 Giugno 2008

Tutto italiano il prototipo di una macchina che serve a trasformare in elettricità l’energia delle onde. La forma, ancora top secret nei dettagli, è quella di una mongolfiera. Subacquea, da immergere a cento metri di profondità per catturare l’energia delle onde. È una macchina, unica al mondo nel suo genere, progettata da un «cervello italiano», Michele Grassi, ricercatore al dipartimento di matematica dell’Università di Pisa.Grassi, 38 anni, studi alla Normale e dottorato alla Ucla di Los Angeles, ha costruito un prototipo che ha dato ottimi risultati al largo di Marina di Pisa. A settembre sarà sperimentato il modello finale, con tanto di validazione, e poi si passera alla vendita. Che potrebbe avere anche risultati eccellenti visto che le prime prove marine sono state ottime. La «macchina delle onde» riesce a produrre energia a costi tre volti inferiori al fotovoltaico e simili a quelli dell’eolico. Con un vantaggio strategico: «Queste macchine non hanno impatto visivo come le pale eoliche - spiega Grassi - perché stanno sotto il mare e sono ecologiche». Se ne possono costruire di più dimensioni e potenza. Grandi e costose (milioni di euro) ma capaci di erogare un megawatt di potenza e piccole ed economiche (100 mila euro) da 100 chilowattori capaci di soddisfare il fabbisogno energetico di una trentina di appartamenti.

«La macchina è diversa da tutti gli altri progetti per ricavare energia dal moto ondoso», continua Grassi. «Potrà essere utilizzata in un mare calmo come il Mediterraneo, anche se la sua efficienza nell’oceano potrebbe essere cinque volte superiore». La tecnologia? «Semplice, si tratta di basilari principi di ingegneria meccanica», risponde Grassi, «e dietro il prodotto non c’è neppure una grande industrializzazione». La macchina delle onde ha già iniziato a stuzzicare gli appetiti internazionali. Una società francese ha contattato il ricercatore pisano e il governo del Galles si è detto disponibile a finanziare per il 50% le spese di realizzazione e a contattare eventuali sponsor. «Una proposta molto lusinghiera, che mi ha sorpreso e onorato», conferma Grassi. Che poi aggiunge: «Ho preso un po’ di tempo prima di rispondere, nonostante la proposta sia straordinaria. Mi piacerebbe che il sostegno arrivasse dal mio Paese. Vedremo».

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Un rimedio all’inquinamento dei mari. Arriva la “carta assorbente”

1 Giugno 2008

Un’invenzione senza precedenti darà speranza ai mari soffocati dalle maree nere di petrolio e altri idrocarburi: è un “foglio di carta assorbente”, capace di impregnarsi fino a 20 volte il suo peso, che può essere riutilizzata più volte per nuovi cicli di pulizia, «strizzandola» a lavoro finito per recuperare il petrolio.La carta, come annunciato dalla rivista Nature Nanotechnology, è stato ideata dal team di Francesco Stellacci, scienziato italiano che lavora presso uno dei più prestigiosi istituti di ricerca Usa, il Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston, dove è professore nel dipartimento di ingegneria e scienza dei Materiali.

Fabbricabile a basso costo, il tappeto di nanofibre “a spaghetti” di ossido di potassio manganese intrecciate tra loro, è impermeabile all’acqua ed assorbe benissimo il petrolio. Resistendo inoltre alle alte temperature, si può scaldare fino a far evaporare il petrolio che poi viene recuperato e il foglio è di nuovo pronto per l’uso.

L’inquinamento delle acque da petrolio è molto frequente: estrazione dalle piattaforme offshore, operazioni di scarico, di pulizia dei serbatoi e i non infrequenti incidenti che vedono coinvolte petroliere(collisioni, incagliamenti, incendi, esplosioni, naufragi).

Tantissimi gli incidenti verificatisi finora, i più tristemente noti, solo per citarne alcuni, sono quello della Prestige, che nel 2002 riversò sulle coste spagnole della Galizia 60.000 tonnellate di petrolio e quello della Exxon Valdez, che nel 1989 contaminò il golfo dell’Alaska, con 30.000 tonnellate di greggio, causando la morte di migliaia di uccelli, foche, lontre, balene.

I danni all’ecosistema marino sono ingenti: i pinguini sono gli uccelli che ne risentono di più perchè con più facilità rimangono invischiati nel greggio che rovina le loro pinne, ma non sono i soli. Il ‘veleno nerò distrugge lo strato protettivo di grasso presente sulle piume degli uccelli, esponendoli al rischio di morire per assideramento.

Esistono dei sistemi di assorbimento del petrolio dalle acque, ma non sono efficienti perchè i materiali convenzionali non sono capaci di assorbire selettivamente i contaminanti e assorbono anche acqua. «Noi abbiamo scoperto che è possibile fabbricare una “carta” fatta di un intreccio di nanofibre - spiega Stellacci - capace di assorbire idrocarburi liquidi in modo selettivo. La carta non assorbe neanche una goccia d’acqua, può essere lasciata mesi in acqua rimanendo totalmente asciutta».

I suoi segreti? La proprietà assorbente è data dalle nanofibre “a spaghetti” intrecciate, la sua impermeabilità all’acqua da un rivestimento totalmente idrorepellente. Inoltre il materiale resiste a temperature altissime, quindi si può scaldare fino a far evaporare il petrolio che poi si recupera per condensazione (ridiventa liquido). La “carta riciclabile” potrebbe davvero aiutare a proteggere l’ambiente ed essere utilizzata anche per altri scopi.

 

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Exposec, presentati in nuovi gadget per la sicurezza

30 Maggio 2008

Perfino James Bond sarebbe rimasto a bocca aperta. Gli oggetti presentati infatti, in questi giorni all’Exposec di San Paolo del Brasile, la più importante fiera dell’America latina dedicata alla sicurezza personale, hanno lasciato di stucco gli oltre 30 mila visitatori.

L’oggetto più discusso è stato Titan, un cellulare dall’aria apparentemente innocua. Anzi così minimale che molte signore alla moda non avrebbero esitato un istante a comprarlo.  Con poco più di 100 grammi di peso è in grado, se direzionato contro un eventuale aggressore, di dare una scossa fino a 100 mila volt.

Titan si è però conteso la scena con un altro grande protagonista di questo undicesimo appuntamento con la sicurezza e l’autodifesa. Grande clamore ha, infatti, suscitato BX-Cobra, un robot made in Colombia capace di scatenare una vera e propria guerra a base di fumogeni. Alto solo 1 metro e 20 cm per 50 kg di peso è agile a tal punto da ispezionare grandi superfici, per questo è ideale nella sorveglianza di uffici e banche notturne. In caso di presenze sgradite grazie a due speciali sensori può azionare fumi e gas lacrimogeni in grado di bloccare il movimento degli esseri umani presenti in quell’ambiente. Il costo si aggira sui 25 mila dollari americani. Ma chi vuole può anche limitarsi a prenderlo in affitto con poco più di 3 mila dollari al mese.

Ma all’Exposec ha fatto discutere anche un oggetto presentato da una società canadese. Si tratta del braccialetto localizzatore che utilizza una doppia tecnologia satellitare. Quella GPS per localizzare e la GPRS che rende disponibili dati come per esempio la velocità. Chi lo indossa sa che potrà così essere localizzato in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo. Non solo. È possibile programmare il braccialetto con alcuni dati predefiniti in modo da circoscrivere l’area di movimento della persona che lo indossa. Se l’area viene superata allora scatta l’allarme. Il braccialetto ha avuto un grande successo soprattutto tra i dirigenti d’azienda, molti dei quali in America Latina vivono in perpetuo rischio di sequestro e tra i figli di quelle persone anziane colpite da malattie neurologiche come l’Alzheimer, dove il controllo è fondamentale. Grazie a questo braccialetto, infatti, perdersi diventa impossibile.

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Braccio-robot controllato dal pensiero

30 Maggio 2008

Un braccio robotico controllato dagli impulsi nervosi cerebrali: l’esperimento
compiuto con successo dalla statunitense Pittsburgh University, che ha utilizzato due scimmie collegate mediante degli elettrodi a un computer. Come riporta il quotidiano britannico The Independent, si tratta di un progresso molto importante perché apre la strada alla possibilità di impiegare delle protesi elettroniche in molte malattie e degenerazioni cerebrali che lascino i pazienti impossibilitati a muoversi. «Adesso stiamo iniziando a capire come funziona il cervello utilizzando una tecnologia di interfaccia fra uomo e macchina», spiega Andrew Schwartz: «L’obbiettivo immediato è quello di costruire degli apparecchi per persone affette da paralisi totale; la meta ultima è quella di comprendere meglio la complessità cerebrale».

Le scimmie sono state inizialmente addestrate a controllare il braccio robotico con un joystick: successivamente, il controllo è stato fatto passare direttamente ai centri motori del cervello mediante degli elettrodi. I ricercatori sono rimasti sorpresi dalla facilità di apprendimento, una volta che le scimmie hanno accettato l’uso della protesi come strumento per procurarsi del cibo.

La «traduzione» dei comandi cerebrali non è diretta: gli elettrodi - impiantati nella corteccia - campionano circa un centinaio di cellule sui milioni di neuroni coinvolti nei movimenti, e il segnale è inviato a un computer che ne «interpreta» il significato azionando quindi il braccio robotico (formato da due articolazioni - con un totale di cinque gradi di libertà, tre della «spalla» e due del «gomito» - e una «mano» ad artiglio). Una prima modifica necessaria sarà riuscire a inviare delle informazioni sensoriali dal computer al cervello, ad esempio per regolare la forza con la quale viene stretto un oggetto: informazioni necessarie per l’interazione con l’ambiente.

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Apple prepara la “rivoluzione”: sarà l’iPhone ad energia solare?

28 Maggio 2008

Apple prepara una svolta a sorpresa che rivoluzionerà l’iPhone: l’introduzione di piccoli pannelli solari per ricaricarlo, eliminando così definitivamente fili e cavi elettrici.

Al momento, nonostante l’intensificarsi delle voci che dicono che verrà presentato il 9 giugno, l’iPhone a energia solare sarebbe solo un prototipo e non dovrebbe quindi avere a che fare con il nuovo modello che la Apple si appresta a lanciare sul mercato. Se la sperimentazione avrà successo si tratterà di una svolta per l’intera industria dei dispositivi portatili: l’idea di integrare cellulari e pannelli solari non è nuova, in molti ci hanno già pensato e provato, ma con scarsi risultati per problemi di spazio. Le dimensioni dell’iPhone consentirebbero di trasformare lo schermo al tatto in un intero pannello solare, dichiarando così la fine di cavi e alimentatori. L’iPhone, ma anche l’iPod touch diverebbero ancora più portatili.

Attualmente le batterie dell’iPhone consentono otto ore di conversazione telefonica e sette ore di video, audio e altre funzioni. I modelli a banda larga 3G consumeranno ancor più rapidamente la propria batteria. I pannelli solari potrebbero ovviare il problema, allungando la durata della batteria. Le batterie solari per cellulari già esistenti consentono, per ogni ora di esposizione, 20 minuti ulteriori di utilizzo del telefonino.

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Phoenix atterrato su Marte. Adesso comincia la caccia ai marziani!

26 Maggio 2008

La sonda aerospaziale “Phoenix” è atterrata su Marte dopo un viaggio nello spazio di 680 milioni di chilometri cominciato con il lancio da Cape Canaveral nell’agosto 2007. Lo annuncia la Nasa sulla base di un segnale radio. La speranza degli scienziati, per questa missione da 420 milioni di dollari, è che possa essere rilevato del ghiaccio, da cui deriverebbe la possibilità di rintracciare forme di vita.“Phoenix” sarà la prima a esplorare la zona artica del Pianeta Rosso, alla ricerca di tracce - probabilmente solo fossili - di vita unicellulare. Le missioni fin qui lanciate verso Marte hanno accertato che l’ipotesi dei geologi, ovvero che il Pianeta Rosso abbia in passato ospitato degli oceani, è corretta: rimane appunto da vedere se tale situazione sia durata abbastanza a lungo da permettere lo sviluppo di forme di vita unicellulari, che potrebbero avere lasciato delle tracce fossili. La massa del pianeta è troppo esigua per trattenere un’atmosfera significativa, e temperatura e pressione atmosferica sono dunque attualmente troppo basse per permettere la formazione di H2O in forma liquida alla superficie (il ghiaccio è possibile, ma sublima direttamente in vapore di ghiaccio, rilevato dalle sonde orbitanti).

È tuttavia possibile che sotto la superficie, dove pressione e temperatura sono maggiori, possano essere rimaste delle sacche di acqua in grado di aver conservato anche forme di vita elementari. Il progetto a lungo termine della Nasa è quello dell’esplorazione umana di Marte, con la possibilità di costruirvi una base permanente: la conseguenza sarà il presumibile abbandono delle missioni shuttle dopo il 2012 per concentrare risorse (e quindi costi) sulla costruzione di un Crew Exploration Vehicle (Cev), attualmente poco più di una sigla. Le difficoltà tecnologiche sono infatti enormi: se per arrivare sulla Luna occorrevano tre giorni, un viaggio su Marte si traduce in mesi di viaggio, in più l’equipaggio sarebbe quindi esposto a radiazioni cosmiche per un periodo molto più lungo del normale, il che imporrebbe delle speciali protezioni che non farebbero che aumentare il peso della navicella, a scapito del carico utile.

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Usa: 3 mila anni di giornalismo raccontati da un museo

26 Maggio 2008

Al Newseum, il museo dedicato al giornalismo e inaugurato di recente a Washington, ogni mattina si possono leggere le prime pagine degli 80 più importanti giornali del mondo che, via satellite, vengono trasmesse in questo palazzo spettacolare. Partendo dal sesto piano e scendendo sino al sotterraneo, il visitatore assiste a una lezione precisa e ricca sull’evoluzione dell’informazione dagli inizi della storia - i tamburi africani, i quipu degli Inca, le tavolette d’argilla babilonesi e i papiri egiziani - sino alla rivoluzione audiovisiva dei nostri tempi.Il museo è progettato e allestito meravigliosamente e le due o tre ore trascorse a visitarlo consentono, a malapena, di conoscere la punta dell’iceberg delle offerte presenti nelle sue sezioni. In ognuno di questi settori si possono passare ore - giorni interi - ad ascoltare i più famosi programmi radiotelevisivi dedicati ai grandi eventi politici e sociali degli ultimi decenni - la rivoluzione bolscevica, l’ascesa al potere di Hitler, la «lunga marcia» di Mao, le vicissitudini della Prima e della Seconda guerra mondiale, la guerra fredda, il crack economico del 1929, l’assassinio di Kennedy, il primo viaggio spaziale, la caduta del Muro di Berlino, gli attentati terroristici di New York, Madrid e Londra, insieme con altre centinaia di eventi che hanno segnato il tempo. Uno spazio importante è stato anche riservato alle scoperte scientifiche e ai fatti culturali così come sono stati proposti dai media e ai dibattiti che hanno suscitato sulla stampa.

Il Newseum non trascura anche la sinistra malattia che colpisce il giornalismo, in particolare nei nostri giorni: quella, cioè, di far passare l’invenzione per realtà, la menzogna per un evento accaduto. Si provano brividi nello scoprire che giornali prestigiosi come il New York Times, il Washington Post e il New Republic abbiano potuto essere ingannati, a volte per anni, da astuti pennivendoli che costruivano informazioni e si impegnavano, senza che nessuno li scoprisse, per far filtrare falsità su quelle pagine.

Il Newseum non è solo didattica, somiglia anche a un parco d’attrazioni. Ci sono filmati in quattro dimensioni che causano crisi di panico e urla d’entusiasmo con le loro ricostruzioni di avvenimenti e di tragedie realizzate da grandi reporter - come Edward Murrow che racconta dal tetto di un edificio di Londra, tra fumo e fiamme, il bombardamento della città da parte dell’aviazione di Hitler - e migliaia di foto e di oggetti che riportano ai più conosciuti professionisti dell’informazione. Come i block notes e i nastri registrati di molti reporter caduti nelle Filippine, in Vietnam, in Bosnia, in America Centrale, in Iraq o morti schiacciati dalle macerie mentre, l’11 settembre, raccontavano l’esplosione delle Torri Gemelle.

 

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Acquisti sotto l’ombrellone: pc a meno di 400 euro!

25 Maggio 2008

È scattata l’ora dei pc low cost, il fenomeno esploderà in estate! Computer per tutti i gusti e le tasche. Economici, semplici da usare, leggerissimi. Adatti ad anziani, bambini, utenti inesperti, teenager attenti alla moda. Nascono da un fenomeno che esploderà quest’estate, come rivelano gli annunci di questi giorni, dalle principali marche di computer: HP, Acer, Dell. Ma c’è anche una vecchia gloria nazionale: Olidata.

Ma è riduttivo chiamarli low cost. In realtà riflettono una nuova tendenza: conquistare anche chi non ha mai avuto un pc. Per esempio, alcuni dei nuovi computer potrebbero interessare ai teenager che vorrebbero navigare anche dal pub, con un prodotto leggero e di stile quanto un cellulare, ma non costoso. Un altro pubblico tutto da conquistare è quello delle famiglie spaventate dei pericoli di Internet. Per loro nasce l’Olidata JumPc, il primo computer italiano dedicato ai bambini (da 6 ai 10 anni) a 299 euro. E’ anche il primo Classmate di seconda generazione, architettura creata da Intel per i computer low cost a scopi educativi. JumPc pesa 1,4 chili, monta Windows Xp, ha un lettore Dvd. E’ colorato, robusto, resiste anche all’acqua, si può trasportare con la maniglia (anche a scuola, quindi) ed è dotato del software Magic Desktop, che rende Windows adatto ai bambini. Permette infatti ai genitori di controllare la navigazione dei figli e impedisce loro di danneggiare il sistema. Comprende inoltre giochi educativi.

Giugno vedrà l’arrivo di tanti altri computer ultra portatili. Qualche giorno fa Asus ha annunciato lo sbarco in Italia dell’Eee Pc al prezzo di 399 euro pesa un chilo.
Per giugno è atteso anche un computer Acer Aspire, dalle caratteristiche originali: sarà uno dei primi a montare il processore Atom, ideato da Intel ad hoc per dare vita ai mini pc. Il nuovo Acer sarà anche uno dei primi computer dotati di accesso al WiMax, nuova rete banda larga senza fili che arriverà in Italia tra un mese. Grazie al WiMax, i computer permetteranno di risparmiare per Internet e telefonate.

A giugno è previsto anche il Wind Pc di Msi. Più in là sarà il momento di un computer Dell. Quello di HP si chiama Mini-Note Pc 2133: da noi arriverà nei prossimi mesi. Avranno il WiMax, Linux o Xp, anche molti dei cosiddetti Mid (Mobile internet device), che arriveranno a fine anno. Hanno un aspetto tra un portatile e un palmare, sono ultra leggeri (400 grammi) e hanno un mini monitor da 8,9 pollici. Tutte le marche sforneranno Mid. 

L’Italia è in prima fila in questa nuova moda, con cui l’informatica mira ad abbracciare il pubblico di massa.

 

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I videogame liberano il “genio” che è in noi

24 Maggio 2008

Di loro si è detto di tutto: rimbambiscono, favoriscono l’aggressività, creano assuefazione. Ma hanno anche dei pregi, stimolano la creatività e la capacità di risolvere quesiti e problemi. Di cosa sto parlando? Dei videogame.
Lo dimostra uno studio di Shyam Sundar, direttore del laboratorio multimediale della Penn State University in Usa. Il loro segreto, spiega l’esperto, è che sono capaci di risvegliare le emozioni giuste e danno quella carica di energia che serve a sprigionare la potenza creativa che è in noi. Lo studio, che ha coinvolto quasi 100 giovani, è stato presentato alla 58/ima conferenza annuale della International Communication Association (ICA) in corso a Montreal.I videogame non sono più semplice passatempo da ragazzini, infatti, stando ai recenti dati della ricerca presentata in occasione del lancio del nuovo videogioco “More Brain Training”, in Europa sarebbero ben 68 milioni le persone che almeno una volta l’anno fanno una partita, e di questi quasi tre giocatori su dieci (più di 18 milioni) hanno tra i 30 e i 75 anni. Il numero degli “over 30″ , quindi, é ormai quasi pari a quello del pubblico tradizionale di adolescenti e bambini.

E c’é un’altra novità: quasi la metà dei giocatori (4 su 10) è donna. Inoltre ben il 55% degli intervistati ritiene che il videogame stimoli l’intelletto e la creatività molto più di film e televisione e il 47% ritiene che “faccia pensare”. Oggi ci sono videogame con gli intenti più disparati: per fare sport, quelli per allenare la mente, altri contro l’invecchiamento: è diventato il nuovo business della salute e c’é già chi li propone come antistress e le case produttrici si organizzano per idearne di nuovi mirati proprio agli ‘effetti terapeutici’ promessi. Non solo, prima assoluta per l’Italia, all’Università Cattolica di Roma sono usati anche come ausilio didattico per la formazione degli aspiranti city manager. Per il corso in economia e gestione dei servizi gli studenti si allenano a colpi di ‘SimCity Societes’, un superclassico dell’entertainment digitale. Stimola a prendere decisioni e aiuta la propensione alla creatività, hanno spiegato dall’ateneo.

Niente di più vero, come dimostra adesso lo studio Usa, secondo cui, giocando coi videogiochi, ci si può caricare di energia positiva che aiuta a slanciare la mente nel regno dell’estro. La distrazione e l’eccitamento che deriva dal gioco fanno il resto. Serve una “attenzione distratta” per sprigionare la creatività che è in noi, ha spiegato Sundar, evidentemente le emozioni suscitate dal gioco danno questa distrazione positiva e liberano la mente da dettagli che possono ‘ingolfarla’ e rallentare la capacità di risoluzione dei problemi. “I videogame non sono solo un passatempo - ha concluso Sundar - stiamo cercando di capire come trasformarli in ausili didattici”.