Brani di Johannes Brahms, Carl von Weber e Richard Strauss eseguiti dalla Deutsches Symphonie-Orchester hanno riaperto ieri sera a Berlino l’attività musicale della Filarmonica, per la prima volta dopo l’incendio del 20 maggio scorso.
L’incendio alla Filarmonica era stato provocato da un errore durante i lavori di saldatura alla copertura metallica del tetto
La Grande Sala, che ha subito solo lievi danni, era gremita di spettatori accorsi al primo concerto dopo il rogo. Nonostante il tetto ancora provvisorio hanno ripreso a provare nel teatro anche i Berliner Philharmoniker sotto la direzione di Sir Simon Rattle.
Come ogni anno sotto l’ombrellone ascolteremo tanta musica e, così, è già aperta la caccia al tormentone dell’estate 2008.
In pole position ci sono lo scatenato “4 Minutes” di Madonna (con Justin Timberlake), lo struggente “A te” di Jovanotti, il raffinato e malinconico “il solito sesso” di Max Gazze’. Ma sul podio potrebbe salire anche la star di X Factor made in Britain, Leona Lewis, senza dimenticare “Buonanotte all’Italia di Ligabue” e “Il mondo che vorrei”di Vasco Rossi.
37.000 fan a sono una bella ciliegina sulla torta del successo dei Negramaro. È stato un concerto unico, primo della stagione a San Siro che ospiterà fra poco Vasco e Springsteen. Ne verrà tratto un dvd natalizio e, per questa specie di consacrazione, i sei salentini non si sono fatti mancare nessuna attrattiva: palco enorme, lunghissime passerelle snodate fra il pubblico, maxischermi, giochi di luci e soprattutto tantissimi ospiti.
Hanno punteggiato due ore di spettacolo teso e di varie atmosfere: gli String Solis Quartet, assecondando con i loro archi i pezzi più intimi e accorati come “Amen”, “Neanche il mare”, “Ogni mio istante”; il Mattafix Marlon Roudette che ha alleggerito “La finestra” in versione remix, togliendole quella cupezza che spesso caratterizza i Negramaro. E altrettanto ha fatto il più amato e applaudito delle star in scena, Jovanotti. Con Sangiorgi, leader della band, Lorenzo ha cantato “Cade la pioggia” nonché il proprio Safari remix cui il collega ha collaborato. Imbracciando la chitarra in “Una volta tanto”,Paolo Kessisoglu delle Iene ha suscitato un tifo pazzesco. E ancora, ormai verso i bis, sono saliti Mauro Pagani e Antonio con tutti i tamburi della pizzica, in un breve quanto trascinante omaggio alla terra salentina.
Partita verso il successo grazie a una scandalosa eliminazione dal Sanremo targato Bonolis, la band si muove fra tradizione melodica ed echi internazionali e ha il suo innegabile punto di forza nell’autore Sangiorgi, le cui tonsille hanno una forza inversamente proporzionale alla simpatia (che non è del resto requisito fondamentale in una star). È lui il motore dello show, con i suoi vocalizzi e il falsetto che è un po’ il marchio dell’interpretazione. Ci si riposa solo in due struggenti cover, “Luci a San Siro” di Vecchioni e “La guerra di Piero” di De André, tributo al pacifismo. Avevano aperto la serata una sventagliata di supporter: Fink, The Fashion, Infadels e soprattutto gli scozzesi Fratellis, una delle ultime rivelazioni indie d’Inghilterra.
Tutto esaurito ieri sera all’Olimpico per il debutto del tour 2008 legato al nuovo album “Il mondo che vorrei”, che ha venduto più di 500 mila copie.
L’album, molto discusso, in realtà ha bisogno di un buon numero di ascolti, e se contiene qualche pezzo fragile, si tratta di materiale «altro»: è una specie di ponte che Vasco Rossi getta verso i suoi principali utenti, le tribù giovanili.
Palco vastissimo, 70 metri x 22. Pareti costellate di mille curiosi specchi convessi, rotondi, che riflettono il pubblico. Due maxischermi, e un terzo ellittico che sormonta lo stage. Giochi di luci a profusione. Due passerelle lunghe 20 metri entrano nel pubblico, permettendo una comunione di amorosi sensi che si alimenta anche di strette di mano, e di numerosi lanci di occhiali firmati Vasco da parte del medesimo. Inizio coraggioso: otto delle nuove canzoni, intervallate da vecchie riflessioni come “La noia” o “Non appari mai” dove canta «Noi siamo tutti belli e buoni/votiamo tutti Berlusconi». Primo brano, “Qui si fa la storia” («Guardami negli occhi e fidati di me/io sono qui per te»). “Siamo soli” ha fatto da training verso la seconda parte, con il primo dei due lunghi medley che recuperano il Rossi prima maniera .
Poi, una sparata di hit, a partire da “Siamo solo noi”, “Sally”, “Un senso”, “C’è chi dice no”. Molto carino il medley acustico finale, con tutta la band raccolta a bordo palco intorno a Vasco, a ripercorrere altri momenti antichi, da “Toffee” a “Brava Giulia” e “Va bene va bene”. Il concerto si chiude da rituale con “Albachiara”.
LE DATE DEL TOUR:
30 giugno Roma
6 e 7 giugno Milano
14 e 15 giugno Ancona
21 giugno Heineken Festival di Venezia
27/28 giugno Salerno
4 luglio Messina
Fiorello colpisce ancora!!! Questa volta il bersaglio è il Ministro della difesa, Igazio La Russa. Le note sono quelle della canzone tormentone degli anni ‘80 “Gioca Jouer” di Claudio Cecchetto, che Fiorello prende in prestito per fare l’ennesima parodia al Ministro della Difesa, facendone un vero e proprio “Inno delle forze armate”.
Il risultato è facile da prevedere: nulla del testo originale viene mantenuto e le «mosse» pensate a suo tempo da Cecchetto - «dormire / salutare / autostop / starnuto/ camminare…» diventano, scandite dalla voce dell’esponente di An rifatta dallo showman siciliano, «bombardare / cingolato / autoblindo / napalm / marciare». Imperdibile il punto in cui la voce «Superman» diventa «Superignazio». Esilaranti anche gli intermezzi tra un ritornello e l’altro: nella versione originale, Cecchetto invitava a «farlo ancora più veloce». Nell’«Ignazio Jouer», così è stato ribattezzato l’inno, La Russa esorta a «farlo più da uomo». E poi la conclusione, inevitabilmente degna di «’gnazio»: «Digiamolo (Anzi) Digetevelo! / Ignazio Jouer! / Sono Ignazio / Ho fame di Comunisti / Fassino dove sei che ti mangio come un grissino / Bertinotti dove sei? / E dov’è l’unico comunista con un nome da uomo: Veltroni!»
TESTO di FIORELLO e BALDINI - One, two, three, four, five, six, seven, eight!
Bombardare / Cingolato / Autoblindo / Napalm / Marciare / Anfibio / Mitragliatore / Torpediniere / Macho / Peli nel petto / Ascella sudata / Acquaragia / Mutande Ragno / Alabarda / Mennen/ Superignazio!
Ok ragazzi ora cerchiamo di farlo più da uomo / Ricordatevi di mettervi sempre le Mutande Ragno / Cotone fuori Lana di vetro sulla pelle! / E gli anfibi vanno messi senza calze a callo vivo!! In marcia!! Ignazio Jouer!
Paracarro / Filo Spinato/ Mitragliatore / Olio di Ricino / Benzina Agricola /Manganello / Mototrebbia / Pigiama Mimetico / Macho / Cotenna di maiale / Sugna sui capelli / Giugulare / Pennello Cinghiale / Piramidone / Prestigiacomo / Digiamolo / (Anzi) Digetevelo / Superignazio!
Ok ragazzi, ora ancora più da uomo!! / i peli del petto si strappano ogni due battute / Se riuscirete a farlo, d’ora in poi / sarete dei veri uomini proprio come me / e sarete dei veri seguaci di / Ignazio Jouer!! / Digiamolo (Anzi) Digetevelo! / Ignazio Jouer! / Sono Ignazio / Ho fame di Comunisti / Fassino dove sei che ti mangio come un grissino / Bertinotti dove sei? / E dov’è l’unico comunista con un nome da uomo: Veltroni!’”
Anche i grandi nomi della musica italiana, come Katia Ricciarelli e Jovanotti, si mobilitano per aiutare l’Aism nela lotta alla sclerosi multipla. Entrambi saranno al centro di due eventi musicali in Emilia Romagna che si terranno il 29 maggio e il 4 giugno, a conclusione della settimana dedicata alla malattia.
Il 29 maggio, il teatro Manzoni di Bologna ospitera’ un concerto di beneficenza con Katia Ricciarelli.
Jovanotti donerà all’Aism il 5% dell’incasso della tappa bolognese del tour ‘Safari’ il 4 giugno.
Rinvenute tre partiture, finora sconosciute, attribuite a Wolfgang Amadeus Mozart, nell’archivio del Santuario mariano polacco di Jasna Gora.
Della paternità di Mozart - secondo quanto riferisce il quotidiano Polska - è convinto il prof. Remigiusz Pospiech che ha condotto ricerche a Jasna Gora, ma essa deve essere ancora confermata dagli esperti internazionali del genio di Salisburgo. Stando al giornale polacco, si tratta di tre composizioni non incluse nel catalogo generale di tutte le opere di Mozart elaborato da Koechl. Fra di esse compare anche un’aria per soprano accompagnato da clarinetto e orchestra.
Nell’archivio musicale del santuario si trovano 2.000 manoscritti musicali che secoli fa servivano per la cappella dei frati paolini. Fra le opere figurano anche le copie di 18 partiture manoscritte che recano il nome di Mozart messo dai copisti. Solo 15 di queste sono conosciute mentre le tre rimanenti non compaiono nel catalogo delle opere attribuite al compositore austriaco.
La musica è dentro ognuno di noi fin dalla nascita. Ma solo in alcuni, pochi fortunati, il talento musicale viene fuori con irruenza rispetto alla maggioranza degli esseri umani.
Sono state scoperte due regioni del genoma dove si nascondono i “geni della musica” che strutturano il cervello in modo da renderlo capace di destreggiarsi con le note, ed è stata aperta la caccia alla loro identificazione, uno per uno.
Diretti da Irma Jarvela dell’Università di Helsinki, i ricercatori si aspettano di trovare nei futuri studi piccole variazioni (mutazioni genetiche) in uno o più di questi geni e che queste mutazioni siano determinanti per aprire le porte del successo alle stelle del rock o, viceversa, darci limitate abilità musicali. Pubblicato sul Journal of Medical Genetics, si tratta in assoluto del più vasto studio di genetica molecolare dell’attitudine alla musica condotto su tutti i membri di un gruppo di famiglie finlandesi.
Questo studio dimostra che l’attitudine alla musica è ampiamente scritta nel nostro Dna quindi tutti possediamo questi geni: la musica è dentro ognuno di noi, ma è probabile che piccole mutazioni a loro carico siano il segreto del talento, dono per pochi eletti. L’indagine è stata condotta su un gruppo di famiglie finlandesi tutti i cui membri sono tutti stati sottoposti a tre test standard per misurare l’attitudine individuale alla musica. Principalmente in uno dei test, il “karma music”, test che valuta le capacità uditive, è emerso che l’attitudine alla musica è legata a queste regioni del Dna sui cromosomi 4 e 18. “In particolare - ha spiegato Jarvela - abbiamo visto che nel Karma test bimbi molto piccoli possono totalizzare punteggi altrettanto alti di musicisti professionisti indipendentemente dal fatto che i bimbi abbiano o meno fatto corsi di musica e siano quindi allenati”, cosa che indica chiaramente come alcune delle abilità musicali siano radicate in noi dalla nascita. Inoltre è emerso che persone dislessiche totalizzano punteggi bassi ai test, cosa che lascia supporre una comune base biologica per lo sviluppo del linguaggio e l’attitudine musicale.
Di certo non a caso che le regioni trovate contengono geni coinvolti nello sviluppo del cervello, e probabilmente alcuni di questi sono determinanti per sviluppare diverse sensibilità musicali. “Non conosciamo ancora l’identità dei singoli geni contenuti nelle regioni genomiche risultate associate all’abilità musicale - ha detto Jarvela - la loro identificazione sarà oggetto dei nostri prossimi studi”. Comunque il fatto che gran parte di noi ami ascoltare musica e che ad alcuni piaccia anche comporla, ha sottolineato la scienziata, “da un punto di vista evolutivo significa che l’abilità musicale è molto più diffusa del previsto”.
Da oggi sarà in rotazione sui principali canali televisivi musicali il video di “Mezzo pieno o mezzo vuoto” il primo singolo inedito (in radio dal 2 maggio è già fra i brani più suonati nelle radio italiane) tratto dal “Max Live 2008”, il primo documento live, cd e dvd,di Max Pezzali in uscita il 23 maggio.
“Max Live 2008” contiene due inediti e le grandi hit di Pezzali registrate dal vivo nel corso dell’ultimo tour che ha visto l’artista impegnato nei Palasport di tutta Italia registrando, per ogni data, il tutto esaurito.
Il video, per la regia di Daniele Persica, s’ispira molto liberamente al film “Fight Club”, adattandone la trovata del luogo segreto dove dare libero sfogo a pulsioni represse.
Invece di picchiarsi, come accadeva nel film, nel video i ragazzi e le ragazze si mischiano e si scontrano, spalla a spalla, urlando nei microfoni, con le chitarre ed i bassi a tracolla, i plettri tra le dita, tastiere e laptop, rullanti e casse dando vita a coreografie e playback spontanei e sfrenati.
Si tratta di una potentissima jam-session, il contrasto è molto forte, generi e persone così diverse hanno un unico obbiettivo comune: “picchiare” sugli strumenti come ossessi e liberarsi e sfogarsi per mezzo della musica, fino all’ultima goccia di sudore.
Ogni singolo musicista esegue il brano di Max caratterizzandolo con movenze ed atteggiamenti del proprio genere; ne viene fuori una coreografia corale di forte impatto visivo, dove Max è una sorta di maestro di cerimonia, il suo playback è il collante che tiene uniti i generi e gli stili più disparati: jazz, punk, mod, metallo, dark, indie-pop, reggae.
Max Pezzali ripartirà dal 14 giugno con un nuovo tour dalla Villa Reale di Monza.
Lanciato nelle radio nei giorni scorsi, oltre ad essere uno degli indediti di “Secondo tempo”, proseguimento del primo “Best of” uscito in novembre (500 mila copie vendute), costituisce anche il biglietto da visita del nuovo “Ligabue sound” firmato Corrado Rustici che, collaudato nel corso del tour europeo appena concluso, dominerà tutto il tour negli stadi che prenderà il via il 4 giugno dallo Stadio di San Siro .“Il centro del mondo” di Ligabue è inno al viaggio virtuale, al viaggio più leggero che esista.
Nel nome di un suono più compatto e di un canto forse meno veloce e più enfaticamente rock sono stati sacrificati il batterista e il bassista italiani sostituiti da Michael Urbano alla batteria e Kaveh Rastegar al basso cui si aggiunge Luciano Luisi alle tastiere che è una sorta di superdelegato di Rustici sul palco. Invariati gli altri nomi storici (Federico Poggipollino e Niccolò Bossini alle chitarre, Josè Fiorilli tastiere). «Volevo nel nuovo tour un suono selvaticamente rock. E Rustici ha posto come condizione di scegliere lui la sezione ritmica. E quelle reperibili negli Stati Uniti sono indubbiamente le più forti oggi in circolazione. Per me che sono un romantico e ci tengo ai rapporti umani è stata una scelta dura. Ma delegare il suono e la produzione mi consente di dedicarmi al canto e alla scrittura. Intanto mi son reso conto che io cantavo veloce e davo poco spazio a basso e batteria. Molte canzoni risulteranno stravolte come “Tutti vogliono viaggiare in prima” è spiazzante».
La nuova raccolta segna un percorso che tocca in audio e in video tutti singoli usciti dal 97al 2005, quindi da “Su e giù dal palco” a “Nome e cognome”, in totale 18 brani nel CD audio (fra cui “Piccola stella senza cielo”, “Questa è la mia vita”, “Ho perso le parole”, “Una vita da mediano”) e 21 clip nel DVD (fra cui “Si viene e si va”, “Eri bellissima”). Tutti i brani audio sono stati accuratamente rimasterizzati e rimixati («perchè è incredibile - spiega Ligabue - come in un decennio la sensibilità musicale cambia facendo sembrare i suoni vecchi»).
Il secondo inedito si intitola «Il mio pensiero», sentimentale discorsiva con un netto contrasto fra il canto quasi da crooner di Ligabue e una base musicale elettrica e nervosa. La terza canzone, «Ho ancora la forza», è un manifesto di determinazione scritto nel 2000 per Francesco Guccini. E potrebbe essere l’inno della sinistra sconfitta. «Sì, potrebbe. Ci sono molti modi per farsi del bene e per farsi del male. Solo ritrovando le forze e le motivazioni la sinistra potrà avere un futuro». Ligabue non si sottrae ai discorsi politici: «Lo scollamento fra la sinistra e il paese era evidente. Ma debbo ammettere che non pensavo a una sconfitta di questa portata. C’è stato scarso “appeal” di Prodi verso la gente. Il suo impegno è stato lodevole. Ma chiedere sacrifici significa accollarsi una buona dose di antipatia. E’ stata la sua una politica di buon senso, ma non furba». «Quando ho scritto “Buonanotte all’Italia” pensavo che fosse impossibile nascere in questo paese senza poi amarlo. Ma questo costa davvero un fatica bestia. È un paese non moderno e non funzionante. Speriamo che sistemino un po’ il presente per darci almeno la speranza di un futuro»
Per la prima volta Vasco Rossi e Ligabue saranno in tour nello stesso periodo e negli stessi stadi. Inevitabile una guerra di numeri, inevitabili i confronti. «Ma la musica è divertimento, non è gioco al massacro. Come si fa a ridurre la musica a una competizione. la musica è un sentimento soggettivo, senza frontiere. Quando mi dicevano “scegli fra Beatles e Rolling Stones” pensavo che la mia attitudine musicale coincide con quella degli Stones, ma moltissime canzoni dei Beatles sono state fondamentali nella mia formazione. No, il giochetto Mazzola-Rivera o Coppi -Bartali non vale per Vasco e Liga. A parte il fatto che quando l’ho incontrato l’ho trovato una delle persone più simpatiche e divertenti che dice cose giuste e civili. E quando mi ha chiesto di persona di firmare quel manifesto contro la legge che equiparava le droghe leggere a quelle pesanti, ho aderito subito. In ogni caso va considerato che Vasco Rossi ha 15 anni di carriera di vantaggio su di me».