Archivio per la categoria ‘Internet’

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Acquisti sotto l’ombrellone: pc a meno di 400 euro!

25 Maggio 2008

È scattata l’ora dei pc low cost, il fenomeno esploderà in estate! Computer per tutti i gusti e le tasche. Economici, semplici da usare, leggerissimi. Adatti ad anziani, bambini, utenti inesperti, teenager attenti alla moda. Nascono da un fenomeno che esploderà quest’estate, come rivelano gli annunci di questi giorni, dalle principali marche di computer: HP, Acer, Dell. Ma c’è anche una vecchia gloria nazionale: Olidata.

Ma è riduttivo chiamarli low cost. In realtà riflettono una nuova tendenza: conquistare anche chi non ha mai avuto un pc. Per esempio, alcuni dei nuovi computer potrebbero interessare ai teenager che vorrebbero navigare anche dal pub, con un prodotto leggero e di stile quanto un cellulare, ma non costoso. Un altro pubblico tutto da conquistare è quello delle famiglie spaventate dei pericoli di Internet. Per loro nasce l’Olidata JumPc, il primo computer italiano dedicato ai bambini (da 6 ai 10 anni) a 299 euro. E’ anche il primo Classmate di seconda generazione, architettura creata da Intel per i computer low cost a scopi educativi. JumPc pesa 1,4 chili, monta Windows Xp, ha un lettore Dvd. E’ colorato, robusto, resiste anche all’acqua, si può trasportare con la maniglia (anche a scuola, quindi) ed è dotato del software Magic Desktop, che rende Windows adatto ai bambini. Permette infatti ai genitori di controllare la navigazione dei figli e impedisce loro di danneggiare il sistema. Comprende inoltre giochi educativi.

Giugno vedrà l’arrivo di tanti altri computer ultra portatili. Qualche giorno fa Asus ha annunciato lo sbarco in Italia dell’Eee Pc al prezzo di 399 euro pesa un chilo.
Per giugno è atteso anche un computer Acer Aspire, dalle caratteristiche originali: sarà uno dei primi a montare il processore Atom, ideato da Intel ad hoc per dare vita ai mini pc. Il nuovo Acer sarà anche uno dei primi computer dotati di accesso al WiMax, nuova rete banda larga senza fili che arriverà in Italia tra un mese. Grazie al WiMax, i computer permetteranno di risparmiare per Internet e telefonate.

A giugno è previsto anche il Wind Pc di Msi. Più in là sarà il momento di un computer Dell. Quello di HP si chiama Mini-Note Pc 2133: da noi arriverà nei prossimi mesi. Avranno il WiMax, Linux o Xp, anche molti dei cosiddetti Mid (Mobile internet device), che arriveranno a fine anno. Hanno un aspetto tra un portatile e un palmare, sono ultra leggeri (400 grammi) e hanno un mini monitor da 8,9 pollici. Tutte le marche sforneranno Mid. 

L’Italia è in prima fila in questa nuova moda, con cui l’informatica mira ad abbracciare il pubblico di massa.

 

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Il “ciber-pettegolezzo” minaccia sempre più la nostra “reputazione virtuale”

24 Maggio 2008

“Il paese è piccolo e la gente mormora”. Ma non è più così. Nella community più grande del mondo, quella di Internet, maldicenze e pettegolezzi sono sempre pi frequenti, che per correre ai ripari nascono società per controllare ed eventualmente correggere la propria ‘reputazione digitale’. I costi sono assolutamente accessibili, considerato che in gioco c’é il “buon nome”: solo 30 dollari come nel caso dei ‘Reputation Defender’.L’ultimo sito a dover correre ai ripari per la sempre maggiore tendenza al cyber-pettegolezzo è stato eBay, il principale organizzatore di aste on-line, che questo mese ha deciso di cambiare il sistema di valutazione dei venditori, che prima veniva fatto da chi comprava.
“Alcuni compratori erano riluttanti nel dare un giudizio negativo sui venditori - si legge nel comunicato del sito - per paura che questi a loro volta lasciassero dei commenti offensivi o negativi”. La principale novità del nuovo sistema sarà che i venditori non potranno più lasciare commenti negativi sui compratori, e questi ultimi avranno una revisione del proprio giudizio ogni 12 mesi. La mossa ha anche un valore commerciale: secondo uno studio che sarà pubblicato sul Journal of Economics strategy, una buona reputazione su eBay permette di vendere a prezzi più alti.

Se l’onore sul sito di aste on-line è salvo, lo stesso non si può dire per il resto del web, dove fra blog, siti di social network e su cui si possono postare foto e video le occasioni di delazione non mancano. Il problema, riferisce la rivista New Scientist, non è solo di natura morale: nel momento in cui ci si iscrive all’università o si fa domanda per un lavoro sempre più spesso si viene ‘googleati’, e il risultato che si ottiene digitando il proprio nome su un qualsiasi motore di ricerca può dare delle brutte sorprese.

“Le cose che appaiono in rete su una persona - spiega Fred Stutzman, che ha creato un sito che ‘ripulisce’ la reputazione on-line - possono determinare il giudizio che viene dato”. Stuzman è l’autore di ClaimId, un sito gratuito che controlla e verifica le informazioni sul conto di chi si iscrive, creando una lista di siti ‘approvati’ dall’utente, che appare quando un estraneo cerca il nome sul web. Un po’ più complesso è TrustPlus, un altro sito, questo a pagamento, che crea un vero e proprio profilo pubblico raccogliendo le informazioni da una cerchia di ‘amici fidati’. Una volta ripulite le informazioni sparse nei vari siti, però, rimane il problema di giudizi negativi che possono essere stati dati da estranei, o proprie foto compromettenti apparse sui siti di qualcun altro

Per risolvere il problema alla radice bisogna affidarsi a ‘Reputation Defender’, una compagnia che dietro un pagamento mensile controlla tutti i risultati che escono dai motori di ricerca sul cliente, facendo in modo con tecniche di ottimizzazione che quelli positivi siano in cima e quelli negativi in fondo, occupandosi anche di contattare i ‘pettegoli’ per far loro togliere il materiale dal proprio sito. Il servizio costa 30 dollari, ma come diceva Publilio Siro, un autore romano, ‘Una buona reputazione vale molto piu’ dei soldi’.

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Curiosi? Arrivano i siti “ficcanaso”!

23 Maggio 2008

In Italia è ancora fresco lo scandalo per le dichiarazioni dei redditi sbattute sul web, ma in America le opportunità offerte dalla Rete a chi vuole ficcanasare sono di gran lunga maggiori, grazie a una miriade di siti impiccioni che stanno nascendo come funghi.Per i curiosi delle vite altrui, italiani e non, le possibilità di reperire dati personali sono sempre più numerose. Sta nascendo infatti un vero e proprio filone di siti web specializzati nel raccogliere e raggruppare informazioni su ogni singolo utente della Rete. Si va da ZabaSearch.com, che si occupa di fedine penali e date di nascita a Spock.com, specializzato nello scovare pagine personali come quelle inserite nei siti di social networking. Spokeo.com fornisce l’elenco delle attività online di amici e conoscenti, mentre Zillow.com esprime valutazioni sul valore delle case di amici e conoscenti.

Non tutti sono così contenti di vedere i propri dati pubblicati sul web. E’ il caso, raccontato dal Wall Street Journal, di un anonimo quarantatreenne cittadino dell’Illinois che aveva dichiarato al proprio fidanzato di avere trentacinque anni. Quando l’innamorato ha cercato il suo indirizzo su Internet ha scoperto l’inganno e lo ha lasciato.

I creatori dei vari siti si difendono sostenendo che non vi è da parte loro alcuna intenzione di braccare gli utenti, ma semplicemente la volontà di creare qualcosa di divertente e sottolineano che la diffusione dei dati personali è un fenomeno ormai assodato nel terzo millennio. Altri siti approdano al medesimo risultato ma partendo da presupposti diversi e quasi incidentalmente. E’ il caso di Amazon.com, che prevede che i suoi utenti compilino una lista degli oggetti che intendono acquistare, premettendo che questa verrà resa pubblica.

L’unica possibilità di difesa e tutela della privacy è in mano a ciascuno di noi, ma per proteggere la riservatezza occorre andare alla radice del problema. Se non si vuole che certi dati vengano diffusi occorre evitare di renderli pubblici: meglio non comparire sugli elenchi telefonici, che sono una fonte preziosa per chi cerca il nostro indirizzo, e soprattutto occorre valutare attentamente il grado di privacy garantita al momento dell’iscrizione a determinati siti.

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Citizen News, nuovo canale di informazione di YouTube

23 Maggio 2008

YouTube apre le porte al giornalismo con un nuovo canale: “Citizen News” dedicato alle news amatoriali e ai contenuti che gli utenti si offriranno di condividere.

Per il momento non si sa molto altro dell’iniziativa del portale, anche se in un post la news manager di YouTube, oltre ad annunciare il progetto, lancia agli stessi cittadini la sfida di dare un volto più preciso a Citizen News, diventando loro stessi maestri nel generare contenuti.

Prima o poi c’era da aspettarselo d’altronde che una realtà come YouTube si aprisse anche al giornalismo vero e proprio, seppur amatoriale. Si è capito da tempo che non si tratta di un fenomeno passeggero e infatti la creatività e la voglia di partecipazione sono letteralmente esplosi, inondando di contributi soprattutto la categoria News & Politics. Tanto da far pensare che ci sia spazio anche per servizi giornalistici, sempre con lo stesso spirito, sempre gratuiti e sempre liberi. Unica limitazione le leggi sul copyright ma nessun vincolo nella scelta della linea editoriale.

YouTube è a caccia soprattutto di reportage e di servizi giornalistici sulle realtà locali oppure approfondimenti prodotti da team universitari di ricercatori che raccontino in anteprima come si stanno muovendo alcuni filoni della ricerca. E poi ci sono i classici casi in cui essere al posto giusto al momento giusto, per caso, offrendo un’opportunità a chiunque di raccontare eventi particolari che altrimenti non sarebbero coperti dai canali tradizionali.

Il giornalismo dal basso è ormai un fenomeno dilagante. Ci ha provato CNN con iReport, BBC, Fox, Al Jazeera, il Los Angeles Times. Ma le attese nei confronti di YouTube sono particolarmente alte, trattandosi di una delle piattaforme di condivisione di maggiore successo.

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YouTomb: sito di raccolta dei video “scartati” da YouTube!

22 Maggio 2008

Il tuo video è stato bandito da YouTube? No problem! Puoi sempre “vederlo”su YouTomb, l’archivio web realizzato dal Massachusset Institute of Technology (Mit).

O meglio, su YouTomb ci finiscono i dettagli e la descrizione di quanto - in media ogni due minuti - viene rifiutato dalla piattaforma di condivisione video di proprietà di Google per motivi legati al diritto d’autore. In una pagina in costante aggiornamento vengono mostrati alcuni fermo immagine tratti dai video censurati, il motivo della censura, l’autore della richiesta di oscuramento e il numero di giorni in cui il contenuto è stato visibile (e quante volte è stato visto) prima di essere estromesso dal sistema.

YouTube non è mai andato molto d’accordo con le leggi sul copyright. Benché formalmente le rispetti, sono moltissimi i video caricati dagli utenti sulla piattaforma che riprendono senza autorizzazione materiale protetto dal diritto d’autore. Negli Usa il rispetto formale della legge prevede che chi eroga un servizio come quello di YouTube non sia direttamente responsabile dei contenuti ivi reperibili, non si debba cioè curare di impedire che contenuti non in regola vengano ospitati, quanto di rimuoverli una volta che il detentore dei diritti d’autore ne faccia richiesta. Il motivo legale e pratico adottato dai responsabili del sito è che anche volendo non è possibile passare in rassegna tutti i contenuti pubblicati dagli utenti alla ricerca delle infrazioni del copyright.

Viste però le ire dell’industria del cinema e della tv - e all’indomani di una causa da un miliardo di dollari intentata contro YouTube dalla tv via cavo Comcast - l’estate scorsa anche il più popolare strumento di condivisione video ha deciso di venire incontro alle richieste degli studios, onde evitare di avere a che fare ogni giorno con uno dei loro legali. Ha così realizzato un meccanismo automatico che permette ai detentori dei diritti di controllare i video generati dagli utenti e di intervenire in caso di abusi. L’iniziativa del Mit è nata proprio per verificare il funzionamento del sistema di riconoscimento automatico approntato da YouTube, e la casistica che sta ordinando servirà per controllare che non ci siano abusi da parte dei detentori dei diritti ai danni degli utenti.

 

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Cos’è l’AMORE? è il più digitato su Google

21 Maggio 2008

Cos’è l’amore? È questo il quesito più digitato su Google, il motore di ricerca più usato nel mondo; è quanto emerso nel corso di Google Zeitgeist, summit dei leader mondiali più influenti nel campo dell’industria, tecnologia, politica e media, aperto ieri a Londra.

 

Zeitgeist (in tedesco, “spirito del tempo”) è stato compilato da Google dopo un’attenta e dettagliata analisi dell’infinità di query inserite dagli utenti nella maschera di ricerca di Google. Il risultato ci restituisce un’immagine della nostra coscienza collettiva e dell’epoca in cui viviamo: le parole chiave mettono infatti in risalto quelle che per il popolo della rete sono state le notizie e gli eventi più significativi, oppure i gadget e gli oggetti che più di altri hanno catturato l’attenzione del pubblico. Si apprende così che nelle ricerche del 2007 sale rispetto al 2006 quella di parole come iPhone, il socialnetwork Badoo e la community Facebook.

 

Seguono a ruota You Tube e Second Life, che restano stabili come fenomeni del momento. L’attenzione e la curiosità sono quindi sempre più rivolte alle community e ai luoghi di social networking.

 

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Dress Crossing, l’ultima frontiera della moda!

21 Maggio 2008

Pochi soldi in tasca e una voglia irrefrenabile di griffe? Basta trovare qualche amica dai gusti simili e formare un “gruppo d’acquisto” e comprare, con una cassa comune, tutti i must di stagione senza finire sul lastrico e con la possibilità di farli “girare” fra i membri del gruppo.

 

Si chiama Dress Crossing, è una tendenza in arrivo da Londra, e suscita un solo dubbio: se si frequentano gli stessi giri, e si viene invitate alle stesse cene, feste, serate, in base a quale criterio la pochette di Gucci dovrebbe essere usata da Tizia piuttosto che da Caia, e l’abitino di Prada indossato da Sempronia e non da una delle altre? Metodo da perfezionare, forse, per evitare accapigliamenti.

 

Pioniere del fenomeno sono quattro amiche londinesi, fra i 23 e i 26 anni: Sophie, Layla, Emily e Rachel. Fashion victim tutte e quattro, hanno fondato una “cooperativa dello stile”, acquistando tutto in comune. Con un investimento personale di circa 300 sterline al mese, fanno shopping in comitiva acquistando, senza scrupoli e rimpianti, borse Fendi o Balenciaga, abiti Marc Jacobs e Prada.

 

Le 4 amiche ci svelano il loro segreto. “Teniamo vestiti e accessori a casa mia – spiega Sophie – ma abitiamo tutte vicine, nella zona di Bethnal Green e, quando usciamo, ci incontriamo sempre da me per vestirci”.

In questo modo, stare al passo con la moda senza finire al verde diventa facile. Ma come fanno quattro persone a trovarsi sempre d’accordo su vestiti, borse, scarpe? “Abbiamo personalità diverse - continua Sophie - ma riusciamo a trovare un accordo, suggerendoci l’una con l’altra come indossare un abito e abbinarlo in modo personale. Cerchiamo di investire su abiti e accessori che si trasformeranno in classici. Se una desidera indossare lo stesso capo di un’altra, la regola è: vince chi ha un appuntamento o una serata importante. Stabiliamo dei turni e li rispettiamo”.

 

Il Dress Crossing è solo l’ultima frontiera di una tendenza che ha già visto nascere la moda delle borse in affitto su internet. Ma c’è anche lo Swap Party, una specie di “festa del baratto” a costo zero. L’idea è nata Stati Uniti ma è arrivata anche in Italia. Niente mercatini o bancarelle, l’appuntamento è a casa, tra amiche. Basta mettere insieme un nutrito gruppo di donne, pronte a portare abiti e accessori, ma anche libri, dischi e tutto ciò che di solito finisce in fondo a qualche armadio. Con lo Swap Party si può rinnovare il guardaroba senza spendere nemmeno un euro: nulla è in vendita, solo merce di scambio.Cambi di stagione, acquisti frettolosi, shopping poco attento e regali non graditi diventano così risorse inesauribili. E permettono di rinnovare il proprio armadio davanti a un aperitivo o un tè, in compagnia di amiche e conoscenti. Per le pigre irriducibili, lo swapping è anche online: in solitudine, davanti a un computer. Tanto, l’importante è risparmiare.

 

 

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Arriva il “World Wide Telescope” e il desktop si trasforma il un osservatorio astronomico

16 Maggio 2008

Per viaggiare nello spazio, ora basta un computer. La nuova guida spaziale lanciata da Microsoft si chiama World Wide Telescope: un’applicazione che mette a disposizione un enorme patrimonio di immagini dai telescopi più importanti della terra e milioni di dati, creando per appassionati, curiosi o addetti ai lavori, un cielo navigabile e “zoomabile” a portata di clic.

 

Ci sono voluti più di sei anni a Redmond per mettere a punto l’occhio virtuale, un super browser che apre la porta sullo spazio e trasforma il desktop in un osservatorio astronomico. Per usarlo ci vuole un computer che utilizzi gli ultimi sistemi operativi Microsoft - Windows XP o Vista - e l’applicazione è disponibile gratuitamente dal sito. A differenza di altre simili, come Google Sky, l’interfaccia è stato creato in modo da essere ottimizzato per l’esplorazione spaziale.

 

Si parte e ci si trova in una specie di film interattivo: il cielo - con stelle, pianeti e costellazioni - si può esplorare con la luce naturale, a raggi infrarossi o X. Si zooma sull’oggetto che si vuole vedere più da vicino e si possono anche scegliere le immagini che si preferiscono, tra quelle catturate da Hubble, dall’osservatorio Chandra, o della Nasa, che hanno partecipato al progetto. Si può selezionare anche la prospettiva, da diversi punti della terra, navigando nel passato di stelle e galassie o dando un’occhiata a come appariranno in futuro.

 

A questa enorme enciclopedia visiva si aggiungono poi astronomi ed esperti, che, attraverso percorsi guidati, spiegano i misteri dell’universo.

 

Bill Gates spera che il telescopio virtuale diventi un’occasione per ispirare i più giovani a esplorare astronomia e scienza, oltre che aiutare i ricercatori a comprendere meglio l’universo, guardandolo un po’ più da vicino.

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Mashable pubblica la classifica dei migliori social network “rosa”

13 Maggio 2008

Se da un lato è vero che, perlomeno in Italia, il mondo degli internauti è composto principalmente da rappresentanti del sesso forte (tranne che nelle fasce di utenti più giovani, dove il gentil sesso pare sia invece in maggioranza), dall’altro è però vero che in rete le donne non vengono dimenticate. Esiste infatti una porzione di web completamente tinta di rosa, dove le signore trovano contenuti dedicati e dove possono scambiarsi idee, consigli e opinioni, che si tratti di salute, bellezza, politica, cucina o quant’altro.

 

E proprio alle donne è dedicata la classifica dei 10 migliori social network femminili pubblicata sulle pagine di Mashable, che dedica la prima posizione al più vecchio dei siti presi in considerazione: iVillage, comparso per la prima volta online nel lontano 1995. Un portale all’interno del quale le signore possono trovare informazioni su qualsiasi argomento: come per tutti i social network, è sufficiente registrare il proprio profilo per poi accedere a gruppi, blog, spazi di discussione e contenuti multimediali condivisi da altri utenti. Non manca una sezione dedicata allo shopping e nemmeno quella riservata agli incontri.

 

Al secondo posto c’è invece CafeMom, molto popolare fra le mamme, che si ritrovano online per discutere e confrontarsi su problemi legati appunto al ruolo di genitori e condividere la propria esperienza di madre. Lanciato nel 2006, il sito conta più di un milione di membri, oltre 35 mila gruppi e riceve oltre 6 milioni di visite al mese. Genitori, figli e tematiche correlate sono protagonisti anche delle pagine di MayasMom e ParentsConnect.

 

Rosa per eccellenza è poi Glam Media, un netwok da 43 milioni di visitatori al mese. Moda, bellezza, vip, intrattenimento, salute, shopping e blog di tutti i tipi sono ciò che si trova tra le sue pagine. E tramite il canale Glam Space si accede al vero social network, attraverso il proprio profilo personale, ovviamente. Un must per tutte le donne che non sanno rinunciare a stile e «glamour».

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Nasce “ilmiolibro.it”, ora il romanzo si stampa su internet

9 Maggio 2008

Il romanzo esce dal cassetto e si pubblica in rete. Con pochi soldi ma con la soddisfazione di tenere tra le mani, come una mamma il suo bambino, il “vostro libro”. E chissà che non finisca lì: ce ne sono stati di successi così, nati artigianali, fuori dai circuiti ufficiali, cresciuti con passaggi di voci e fogli stropicciati.

 

Opere d’arte o scritti utili che ognuno può stampare da sé. Nasce oggi www.ilmiolibro.it, un servizio del Gruppo L’Espresso per l’autopubblicazione di manoscritti. Un po’sul modello americano di imprenditorialità privata, un po’ sulla scia dell’ultima frontiera della rete che passa agli utenti la produzione di beni e valori. L’indirizzo è anche una community letteraria, persone unite dalla passione per i libri, che comunicano e condividono idee. Inchiostro e fatica finalmente trasformate in prodotto!

 

È facile, non bisogna rincorrere editori, si saltano tutti i passaggi tecnici e formali. Ci si iscrive al sito e in poche mosse si è autori. Formato, tipo di rilegatura, copertina. Si carica il file e via in stampa. Tutte le copie che si vogliono: costa poco, circa 6 euro per un bianco e nero di 100 pagine con copertina morbida (più la spedizione, via corriere, sempre sui 6 euro). E in pochi giorni vi arriva a casa il libro con il vostro nome sulla copertina.

 

Divertente, eppure semplice e intuitivo: non bisogna essere designer laureati per mettere al mondo un libro così. Che si può esporre anche in vetrina (con un costo autogestito), e farlo conoscere agli altri. Volendo, se si vende, si guadagna pure e sulla propria pagina si può controllare traffico e indice di gradimento. O parlare dei libri degli altri: qui si scrive, ma si legge anche.