Archivio per la categoria ‘Economia’

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La luce in bottiglia. Addio elettricità?

28 Maggio 2008

La crisi energetica mondiale acuisce l’ingegno degli sperimentatori domestici. Un brasiliano sostiene di aver trovato il modo di sostituire l’illuminazione casalinga con bottiglie riempite di un liquido luminescente, ognuna delle quali, stando a quanto dichiarato dall’inventore, sarebbe paragonabile a una lampadina da 60 watt. Insomma, senza elettricità né batterie, luce fredda imbottigliata.

ISTRUZIONI - Si parte da una comune bottiglia di acqua minerale, riempita in parte di acqua del rubinetto e in parte di Clorox, un detergente-disinfettante che, come dice il nome, è a base di cloro. Subito dopo si espone la bottiglia al Sole e, a questo punto, avverrebbe una reazione fotochimica capace di eccitare la miscela e renderla molto luminescente, al punto da illuminare un locale buio, tanto quanto farebbe una lampadina elettrica di media potenza.

L’esistenza che esistano liquidi fluorescenti è nota a tutti, quindi, è probabile che la miscela acqua-clorox, esposta al sole, si carichi di energia che poi viene restituita gradualmente sotto forma di radiazione luminosa. Tuttavia, ai fini di valutare la praticità dell’invenzione, bisogna valutare quanto tempo può durare l’emissione e soprattutto quanto costa la quantità di liquido clorato necessaria al confezionamento di una bottiglia luminescente; non ultimo i problemi di inquinamento ambientale connessi allo smaltimento della miscela esausta. Sono tutte valutazioni che solo un attrezzato laboratorio chimico può fare. Alla fine si potrebbe scoprire che il gioco non vale la candela.

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Crescita del 35% per il commercio equo e solidale

25 Maggio 2008

Il commercio equo e solidale in Italia nel 2007 ha attraversato una fase di grande sviluppo. Infatti le vendite dei prodotti certificati Fairtrade (il marchio di garanzia del commercio equo e solidale) hanno registrato una crescita del 35%, grazie soprattutto agli accordi attuati nell’ultimo trimestre con le catene Auchan, Lidl e Dico. Che si affiancano a quelli di più antica data: la Coop per esempio ha messo in vendita il primo caffè dal commercio equo e solidale nel 1995, per poi arrivare a una vera e propria linea certificata nel 2003, con una trentina di prodotti. Una ulteriore spinta alla diffusione dei prodotti alimentari certificati Fairtrade è venuta dagli accordi con le mense pubbliche e i servizi di ristorazione.

E’ quanto emerge da dati e analisi presentati a Terra Futura 2008, mostra-convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità, alla Fortezza Da Basso di Firenze. Un appuntamento per riflettere sullo stato dell’arte dell’economia ‘alternativa’: la finanza etica, il microcredito, l’architettura sostenibile, le energie rinnovabili.

A crescere, con vendite più che triplicate, sono soprattutto biscotti e snack. Benissimo anche la frutta fresca (banane ma anche arance, proposte fuori stagione) e quella secca. Abbastanza bene anche il tè, con un +36%, seguito da caffè e cacao (per entrambi +23%) e cioccolato (+9%). Consistente arretramento per il miele (-18%). Anche sull’abbigliamento ai prodotti più raffinati si affiancano da qualche tempo linee a buon mercato, proposte con successo dalla grande distribuzione, in particolare jeans, ma anche vere e proprie linee maschili e femminili.

“Il commercio equo e solidale rappresenta ancora una nicchia di mercato - ammette Adriano Poletti, amministratore delegato e past president di Fairtrade Italia - saremo più o meno al 6%, costituito per il 50% dalle vendite delle Botteghe del Mondo e per il 50% da quelle dei supermercati. Sono due canali separati che hanno entrambi ottime prospettive di sviluppo, anche se la grande distribuzione ha dalla sua i grandi numeri. Ma le Botteghe del Mondo a questo possono opporre le caratteristiche dei negozi di quartiere: il rapporto privilegiato con i clienti e anche con i produttori. Nel tempo è probabile che nelle prime troveranno sempre più spazio i prodotti artigianali. Mentre nei supermercati il nostro sforzo sarà quello di essere presenti in un numero sempre maggiore di punti vendita con prodotti di ottima qualità ma anche di buon prezzo. Il nostro obiettivo primario è che il prezzo sia equo per il produttore, ma per una ampia diffusione nella grande distribuzione deve essere equo naturalmente anche per i consumatori, considerato che spesso si tratta di famiglie con figli che vivono con 1.500 euro al mese”.

Nel 2007 una crescita mondiale del 47%. I Paesi che hanno registrato il maggiore incremento delle vendite di prodotti Fairtrade sono Svezia (+166%), Norvegia (109%), Gran Bretagna (+72%) e Stati Uniti (+46%). Il Paese con il maggiore consumo pro capite di prodotti equi solidali nel mondo è la Svizzera, con una spesa annua di 20,8 euro.

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“Auto parlante” dai cartoon alla realtà!

24 Maggio 2008

Le automobili parlanti a molti ricordano vecchi telefilm e cartoni animati. Ma adesso la fantasia e l’immaginazione lasciano il posto alla realtà. L’auto parlante ci terrà compagnia, aiuterà a concentrarci, ci infonderà calma e potrà dare un piccolo contributo a rendere le strade un po’ più sicure. Quindi sarà anche un po’ “psicologa”, cioè in grado di modulare la ‘propria voce’ sulla base del carattere di chi è alla guida. Al progetto stanno investendo da anni molte case automobilistiche e potrebbe trasformarsi, presto, in realtà grazie ad una serie di studi compiuti dal professor Cliffors Nass dell’Università di Stanford.

I guidatori sono, da diverso tempo, abituati ad avere a che fare con le voci artificiali delle macchine: già negli anni ‘80, infatti, alcuni veicoli ci ricordavano di allacciare la cintura o di chiudere la portiera.
Ma le possibilità di interazione si sono moltiplicate e il rapporto automobile-guidatore è diventato sempre più complesso, umanizzato. “Imparando a riconoscere la tua voce, le tue espressioni facciali e il tuo stile di guida - spiega il professor Nass - il computer dell’automobile potrebbe aiutarti a superare lo stress o invitarti a prestare più attenzione: l’importante è selezionare il giusto tono e le giuste frasi”. A tal proposito Nass, grazie ad un simulatore, ha compiuto test di guida su alcuni volontari. Nell’esperimento le persone sono state sottoposte a condizioni di stress ed è stata testata la capacità della voce di intervenire.

Ad alcuni la macchina intimava con autorità di prestare più attenzione. La reazione é stata pessima: le persone si innervosivano ulteriormente e più la voce invitava alla prudenza, più il guidatore risultava nervoso e spericolato. Al contrario, una voce rasserenante e simpatetica riusciva a calmare i conducenti: in una situazione di congestione stradale, ad esempio, la miglior ‘camomilla’ era la macchina che inveiva insieme al guidatore contro le altre vetture. Poco elegante, ma molto efficace. Ma quale tipo di voce è più indicata a questo intervento ‘psicologico’? “Tutto dipende dal tuo carattere, dal tuo atteggiamento alla guida e dal tuo rapporto con l’automobile”, sottolinea il docente di Stanford. Durante la sua carriera Nass ha provato sulla pelle questo problema: “sono stato contattato dalla Bmw per il computer della serie 5, la voce era femminile e questo non aiutava, perché la media degli uomini tedeschi (buona fetta degli acquirenti Bmw) non gradiva il fatto di dover seguire le indicazioni di una ‘donna’ in macchina. La cosa fa sorridere, ma il punto - aggiunge - è che la nostra mente reagisce alla voce come se fosse umana”.

Ora Nass sta studiando la ‘voce perfetta’ per ogni tipo di conducente. Dai test compiuti, fino ad oggi, emergono alcune considerazioni: un guidatore depresso guida meglio se la voce della sua macchina ha un tono un po’ dimesso, voci che usano frasi articolate aumentano, invece, l’attenzione del guidatore, mentre conducenti di una certa età preferiscono voci giovanili.

 

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Torna il mito dell’isola-nazione nell’oceano

24 Maggio 2008

Chi non ha mai sognato di abbandonare le regole ferree imposte dalla società per vivere liberi senza vincoli? Emilio Salgari nelle Meraviglie del Duemila aveva immaginato una Terra nella quale città indipendenti, delle polis del futuro, solcavano libere, incessantemente, gli oceani da punto cardinale all’altro. Marshall Savage, un professore della USC, promotore del Progetto Acquarius le voleva addirittura usare per colonizzare lo spazio, mentre Michael Oliver, un miliardario di Las Vegas, con il Progetto Repubblica di Minerva mirava a costruire un’isola-nazione al largo di Tonga. Norman Nixon aveva invece idealizzato la Freedom Ship.

Adesso al novero dei progetti si aggiunge anche quello del Seasteading Insitute che intende costruire una serie di dimore oceaniche, questa volta ancorate sul fondo del mare, che, collegate da un network aereo formeranno una vera e propria nazione indipendente dei mari.

Ma se i progetti precedenti si fondavano su un pizzico di fantasia, quello Seasteading Insitute possiede un peso finanziario e concettuale che mancava ai suoi predecessori. Prima di tutto perché vi sono coinvolti una serie di luminari della Silicon Valley, ma anche perché ha alle spalle uno studio di fattibilità di 300 pagine.

E per dimostrare che non scherzano i tecnocrati californiani hanno già investito 500 mila dollari a testa nel progetto promettendo nel contempo di varare il primo prototipo di dimora SeaSteady nel giro di due anni e di ancorarlo nella Baia di San Francisco.

“La storia è piena di pazzi che hanno cercato di realizzare questo tipo di cose”, ha dichiarato Lonsdale, nominato presidente del Seasteady Institute, “La nostra idea è di farlo in una maniera che non sia pazzesca”.

Come? Spendedo all’inzio una manciata di milioni di dollari per ridimensionare e modificare una piattaforma petrolifera gallegiante di tipo Spar, una di quelle in cui gli alloggi possono essere costruti nel tubo centrale che àncora la piattaforma al fondo marino. Nella parte superiore, emergente dal mare, verrebbero situati invece i solarium, i giardini, le biblioteche, le mense, gli impanti solari per l’alimentazione energetica delle varie abitazioni, gli impianti satellitari per le comunicazioni e internet e tutti gli altri edifici di carattere comunitario.

 

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Istat: Pil +0,4% nel primo trimestre 2008

23 Maggio 2008

Nel primo trimestre 2008 il prodotto interno lordo dell’Italia e’ cresciuto dello 0,4% rispetto all’ultimo trimestre del 2007. Lo comunica l’Istat, aggiungendo che la crescita tendenziale, ovvero rispetto al primo trimestre 2007, e’ dello 0,2%. Si tratta di una stima preliminare, ma il dato è leggermente migliore delle previsioni degli esperti.Il prodotto interno lordo aveva registrato nell’ultimo trimestre del 2007, rispetto al trimestre precedente, una flessione dello 0,4% mentre su base tendenziale la crescita è stata dello 0,1%.

Nonostante questo piccolo cambiamento di tendenza, l’Italia resta sempre dietro ai grandi Paesi europei, come Francia e Germania, per la crescita dell’economia. A fronte del +0,4% congiunturale e +0,2% tendenziale registrato dall’Italia, nel primo trimestre il Pil è cresciuto in termini congiunturali dell’1,5% in Germania, dello 0,6% in Francia, dello 0,4% nel Regno Unito e dello 0,1% negli Usa. Lo comunica l’Istat aggiungendo che in termini tendenziali, il Pil è cresciuto del 2,6% in Germania, del 2,5% negli Usa e nel Regno Unito e del 2,2% in Francia.
Nel complesso i Paesi dell’area euro sono cresciuti dello 0,7% in termini congiunturali e del 2,2% in termini tendenziali.

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Dress Crossing, l’ultima frontiera della moda!

21 Maggio 2008

Pochi soldi in tasca e una voglia irrefrenabile di griffe? Basta trovare qualche amica dai gusti simili e formare un “gruppo d’acquisto” e comprare, con una cassa comune, tutti i must di stagione senza finire sul lastrico e con la possibilità di farli “girare” fra i membri del gruppo.

 

Si chiama Dress Crossing, è una tendenza in arrivo da Londra, e suscita un solo dubbio: se si frequentano gli stessi giri, e si viene invitate alle stesse cene, feste, serate, in base a quale criterio la pochette di Gucci dovrebbe essere usata da Tizia piuttosto che da Caia, e l’abitino di Prada indossato da Sempronia e non da una delle altre? Metodo da perfezionare, forse, per evitare accapigliamenti.

 

Pioniere del fenomeno sono quattro amiche londinesi, fra i 23 e i 26 anni: Sophie, Layla, Emily e Rachel. Fashion victim tutte e quattro, hanno fondato una “cooperativa dello stile”, acquistando tutto in comune. Con un investimento personale di circa 300 sterline al mese, fanno shopping in comitiva acquistando, senza scrupoli e rimpianti, borse Fendi o Balenciaga, abiti Marc Jacobs e Prada.

 

Le 4 amiche ci svelano il loro segreto. “Teniamo vestiti e accessori a casa mia – spiega Sophie – ma abitiamo tutte vicine, nella zona di Bethnal Green e, quando usciamo, ci incontriamo sempre da me per vestirci”.

In questo modo, stare al passo con la moda senza finire al verde diventa facile. Ma come fanno quattro persone a trovarsi sempre d’accordo su vestiti, borse, scarpe? “Abbiamo personalità diverse - continua Sophie - ma riusciamo a trovare un accordo, suggerendoci l’una con l’altra come indossare un abito e abbinarlo in modo personale. Cerchiamo di investire su abiti e accessori che si trasformeranno in classici. Se una desidera indossare lo stesso capo di un’altra, la regola è: vince chi ha un appuntamento o una serata importante. Stabiliamo dei turni e li rispettiamo”.

 

Il Dress Crossing è solo l’ultima frontiera di una tendenza che ha già visto nascere la moda delle borse in affitto su internet. Ma c’è anche lo Swap Party, una specie di “festa del baratto” a costo zero. L’idea è nata Stati Uniti ma è arrivata anche in Italia. Niente mercatini o bancarelle, l’appuntamento è a casa, tra amiche. Basta mettere insieme un nutrito gruppo di donne, pronte a portare abiti e accessori, ma anche libri, dischi e tutto ciò che di solito finisce in fondo a qualche armadio. Con lo Swap Party si può rinnovare il guardaroba senza spendere nemmeno un euro: nulla è in vendita, solo merce di scambio.Cambi di stagione, acquisti frettolosi, shopping poco attento e regali non graditi diventano così risorse inesauribili. E permettono di rinnovare il proprio armadio davanti a un aperitivo o un tè, in compagnia di amiche e conoscenti. Per le pigre irriducibili, lo swapping è anche online: in solitudine, davanti a un computer. Tanto, l’importante è risparmiare.

 

 

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Enel-Sharp: uniti per il fotovoltaico

16 Maggio 2008

 

È stata ufficializzata oggi a Roma l’intesa tra Enel e Sharp sul fotovoltaico. L’azienda energetica italiana e la multinazionale giapponese hanno siglato un’intesa che prevede due punti essenziali. Il primo è l’installazione entro il 2011 di nuovi campi fotovoltaici per un totale di 161 MW in grado di produrre l’energia di cui hanno bisogno oltre 81.500 famiglie.

Il secondo punto riguarda invece la realizzazione in Italia di un impianto industriale per la produzione di pannelli fotovoltaici basati sulla tecnologia di Sharp, un avanguardistico film sottile a tripla giunzione. Rispetto ai moduli tradizionali in silicio cristallino si tratta di un procedimento che consente un minore utilizzo di silicio, con evidenti risparmi economici, garantendo però prestazioni di efficienza simili a quelle dei moduli tradizionali.

 

“E’ un’alleanza che consideriamo abbastanza unica a livello mondiale”, ha commentato Francesco Starace, direttore Divisione Mercato di Enel nel corso della presentazione: “Due società che definiscono una strategia comune, con Sharp che entra con noi nella produzione di energia elettrica e noi che entriamo nella produzione di pannelli fotovoltaici”.

La scelta di collaborare nasce infatti anche dalla necessità di sopperire a un inaspettato freno alla crescita del fotovoltaico.

 

I dettagli dei due progetti sono ancora tutti da definire, ma l’idea di massima è quella di distribuire i campi fotovoltaici sul territorio, senza concentrarli in una zona precisa, mentre resta ancora da verificare dove far sorgere lo stabilimento di produzione dei pannelli. Al momento l’unica certezza al riguardo sembra essere la scelta di una località costiera, dove è possibile sfruttare i servizi portuali. “La produzione - ha sottolineato infatti Starace - non sarà esclusivamente destinata verso l’interno ma verrà indirizzata anche alla crescita del fotovoltaico negli altri paesi del Mediterraneo”.

 

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Usa: carburante ecologico fatto in casa

10 Maggio 2008

Arriva dagli Stati Uniti un dispositivo che permette di produrre carburante ecologico fai da te in modo semplice ed economico. Si chiama MicroFueler e altro non è che un piccolo impianto portatile in grado di trasformare lieviti e zucchero in etanolo da utilizzare per l’alimentazione delle automobili.

L’apparecchio - nell’aspetto simile a una piccola pompa di benzina - è venduto da E-Fuel Corp al prezzo di 10 mila dollari. Certo non sarà alla portata di tutti, ma l’azienda produttrice assicura che l’investimento iniziale viene ripagato in breve tempo, poiché un litro di etanolo ottenuto tramite il MicroFueler dalla fermentazione dello zucchero costa meno di 15 centesimi di euro. Così, per esempio, al prezzo attuale della benzina, una famiglia dotata di due automobili che percorrono un totale di circa 55 mila chilometri all’anno ammortizzerebbe il costo in meno di due anni. Da lì in avanti sarebbe tutto risparmio. Senza contare la comodità di avere in casa il proprio distributore: occorre solo collegarlo alla rete elettrica e all’impianto idraulico domestico, dopodiché il rifornimento avviene esattamente come dal benzinaio, tramite la pompa, direttamente nel serbatoio dell’auto.

Il distillatore è in grado di produrre fino a 132 litri di carburante a settimana, ma la particolarità che distingue il dispositivo di E-Fuel dagli impianti già sperimentati in passato è il fatto che in questo caso l’etanolo è puro al 100 per cento, poiché gli speciali filtri di cui è dotato l’apparecchio sono in grado di rimuovere completamente l’acqua. Mentre solitamente è necessaria una ulteriore fase di distillazione per l’eliminazione dell’acqua, ovviamente con costi aggiuntivi. Il MicroFueler sarà presto prodotto in Cina, Stati Uniti e Inghilterra, e il produttore ha già annunciato di avere in programma una versione per uso commerciale che sfrutti anche altre materie prime.

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eBay diventa negozio!

1 Maggio 2008

eBay, il più grande mercato di aste online con i suoi 276 milioni di utenti in 39 Paesi vuole ridisegnare profondamente la sua struttura. E lo fa partendo dall’Italia. Dal 3 giugno prossimo, infatti, eBay.it sarà oggetto di una radicale trasformazione, organizzata in tre parole d’ordine: semplicità, scelta e sicurezza. «Un progetto organico – precisa eBay annunciando la novità – che punta a migliorare l’esperienza degli ebayer. Abbiamo preferito modificare tante piccole cose insieme, piuttosto che introdurre una modifica alla volta».

 

Nodo centrale del rinnovamento è il nuovo motore di ricerca, un software intelligente in grado di migliorare di 10-15 volte la pertinenza dei risultati. La ricerca non si fermerà solo ai titoli delle inserzioni, ma prenderà in considerazione – tramite una serie di filtri interattivi – parametri quali la marca, il modello, il colore o la taglia. Un’altra novità riguarda i risultati, che saranno ordinati secondo rilevanza e non più solo in base alla data dell’inserzione. In evidenza, quindi, non ci saranno solamente le aste che stanno per scadere, ma soprattutto i prodotti che vendono di più. «Una strategia – fanno sapere da eBay – che privilegia le marche più popolari e disincentiva il listing spam, ovvero la pratica di ripetere più volte la stessa inserzione per assicurarsi una certa visibilità».

 

Cambiamenti all’orizzonte anche per i venditori. Vengono introdotti infatti due nuovi concetti di negozio – Plus e Premium – che potranno godere di importanti benefici. A partire dalle nuove tariffe, più convenienti, ideate per incoraggiare i negozianti a mettere online tutto il loro catalogo. Le inserzioni costeranno molto meno (anche 1 centesimo per i negozi Premium, contro la media attuale di 1 euro) e sono previsti ribassi per le commissioni trattenute da eBay su ogni vendita. «Un modo, questo, per legare il nostro successo ai buoni risultati di chi da anni crede in noi». E non sono pochi. Solo in Italia 5 milioni di utenti registrati, per un giro d’affari che supera i 4 miliardi di euro l’anno.

 

Infine, comprare su eBay sarà ancora più sicuro. Sempre in giugno saranno introdotte ulteriori modalità di verifica degli account (mediante telefono e carta di credito) e un nuovo sistema di feedback tra utenti. Più in generale, si parla già di tolleranza zero verso tutti quei comportamenti non ortodossi «che finiscono con l’allontanare le persone dall’e-commerce».

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Arezzo prima città a idrogeno

29 Aprile 2008

Una città italiana, Arezzo, prima classificata al mondo nel fornire energia “pulita” dal sole.

Domani il presidente della Regione Toscana Claudio Martini berrà un caffè all’idrogeno: moka tradizionale ma scaldata con combustibile pulito e made in Italy invece che con gas russo. Si festeggerà così, ad Arezzo, il battesimo del primo idrogenodotto al mondo che corre in mezzo alle case, tra il supermercato e la fermata dell’autobus, il giornalaio e il bar. Un tubo pieno di energia buona per tutti gli usi: servirà a produrre acqua calda ed elettricità, tepore invernale e fresco estivo. Usando una fonte nostrana e inesauribile come il sole.

 

A ideare il progetto è stata una piccola cooperativa di trentenni, la Fabbrica del Sole, che ha messo sul piatto 800 mila euro più i 400 mila stanziati dalla Regione Toscana. Per il momento l’idrogeno viene ricavato prevalentemente dal metano, ma entro l’anno sarà al cento per cento pulito grazie ai pannelli fotovoltaici che forniranno l’energia necessaria a scindere le molecole dell’acqua separando l’ossigeno (destinato a usi medici) dall’idrogeno.

 

I primi beneficiari dell’idrogenodotto saranno quattro aziende orafe che da sempre usano l’idrogeno come materia prima per le saldature e l’eliminazione degli ossidi. Ma si stanno ultimando gli accordi per portare l’idrogeno anche nelle case: sostituirà il metano in cucina e fornirà, attraverso una fuel cell, sia elettricità che calore e fresco.

 

Il Parlamento europeo ha deciso di realizzare, entro il 2025, una capillare rete infrastrutturale dell’idrogeno.

In Italia, oltre alla Toscana che a Pisa sta mettendo a punto il distretto dell’idrogeno da eolico, si muove con decisione anche la Puglia. Entro un anno entreranno in funzione cinque distributori di idrometano, una miscela formata dal 30 per cento di idrogeno e dal 70 per cento di metano, che potrà essere utilizzato dalle macchine a metano (senza alcuna modifica per quelle vendute negli ultimi 2 o 3 anni).