Archivio per la categoria ‘Cultura’

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Riapre la filarmonica di Berlino

3 Giugno 2008

Brani di Johannes Brahms, Carl von Weber e Richard Strauss eseguiti dalla Deutsches Symphonie-Orchester hanno riaperto ieri sera a Berlino l’attività musicale della Filarmonica, per la prima volta dopo l’incendio del 20 maggio scorso.

L’incendio alla Filarmonica era stato provocato da un errore durante i lavori di saldatura alla copertura metallica del tetto

La Grande Sala, che ha subito solo lievi danni, era gremita di spettatori accorsi al primo concerto dopo il rogo. Nonostante il tetto ancora provvisorio hanno ripreso a provare nel teatro anche i Berliner Philharmoniker sotto la direzione di Sir Simon Rattle.

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Milano fa mostra dei premi Nobel per la pace

3 Giugno 2008

Martin Luther KingI premi Nobel della pace sono in mostra a Milano: 94 ritratti a china e carboncino realizzati dell’artista ungherese Monika Hafner (Budapest 18 gennaio 1968), che dal 2003 si dedica a questo progetto aggiornandolo di anno in anno, affinché rimanga una mostra che continua a vivere e a trasmettere speranza. Da oggi e fino al 3 luglio sono esposti alla Fondazione Metropolitan.

Sono qui presentati tutti coloro che ebbero il pregio e la sorte di meritare nel corso dell’ultimo secolo e all’inizio del nuovo millennio i premi Nobel per la Pace.
Si tratta, ovviamente, di uomini e di donne straordinarie, che hanno segnato in qualche modo il destino stesso del mondo: in alcuni casi illuminando la propria esistenza con avvenimenti appariscenti, in altri casi agendo come tessitori instancabili di idee e di iniziative, sempre volte al benessere dell’umanità e dei popoli.

Dalla sorridente Rigoberta Menchu allo sguardo fiero di Henry Kissinger e agli occhi espressivi di Martin Luther King. C’e’ anche il ritratto di Muhammad Yunus, inventore del microcredito, Lech Walesa, leader di Solidarnosc, e poi Yasser Arafat vicino a Yitzhak Rabin e Shimon Peres.

Ad ogni ritratto è stata aggiunta una breve biografia, affinché non restino soltanto un’opera artistica ma servano alla divulgazione storica del secolo scorso.

 

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Egitto: il mistero della quarta piramide

3 Giugno 2008

E’ l’inconfondibile profilo delle piramidi di Cheope, Chefren e Micerino a rendere unica la valle di Giza in Egitto; eppure la più bella di tutte era un’altra, a qualche chilometro di distanza, e le eclissava per dimensioni, maestosità e ricchezza.

A far luce sul mistero della quarta piramide di Giza, quella perduta del faraone Djedefra - successore di Cheope durante la quarta dinastia - è ora un gruppo di archeologi internazionali che per anni ha scavato minuziosamente ad Abu Rawash, a una decina di chilometri a nord-ovest di Giza, dove si trovano i resti del monumento funerario, rivelando particolari inediti anche sull’enigmatico faraone cui è dedicato. Le ultime scoperte, come anticipa El Mundo, sono raccontate in un documentario che uscirà nei prossimi mesi per History Channel.

La “piramide perduta”, i cui resti si trovano appunto ad Abu Rawash ha dato origine negli anni a leggende e supposizioni, a partire dal suo stato considerato finora incompiuto. Gli archeologi, però, non sono d’accordo: non solo la piramide era stata completata, ma era addirittura la più alta di tutto il complesso (Cheope, Chefren e Micerino) e i materiali usati per edificarla erano di qualità più pregiata . In epoca romana venne poi smantellata e la pietra fu riutilizzata per edificare altre opere al Cairo, spiega Zahi Hawass, segretario generale del consiglio supremo delle antichità egizio.

Gli scavi sono durati dodici anni e danno una nuova interpretazione su molti dei misteri legati all’oscuro Djedefra, fra cui la sua scelta di edificare la piramide non nella piana di Giza, come i suoi predecessori, ma in un luogo più appartato ed elevato. A lungo si era pensato che in qualche modo il faraone fosse caduto in disgrazia, ma oggi Hawass ritiene che quella di distanziarsi dalla famiglia sia stata una scelta personale per sottolineare la propria indipendenza e per porre la propria tomba più in alto, vicino al Sole, che il faraone adorava.

La piramide di Djedefra era imponente e secondo gli ultimi calcoli superava di 7,62 metri la piramide di Cheope, alta 146 metri. Ognuna delle singole facce, alla base, misurava 122 metri e l’angolo di inclinazione era di 64 gradi, nonostante una variazione che impediva all’edificio di cadere. Fu usato granito rosso di Assuan, lo stesso utilizzato per la piramide del padre Cheope, che arrivava da oltre 800 chilometri di distanza attraverso il Nilo. Per edificare la piramide ci vollero otto anni di lavoro e oltre 15mila persone: ogni singola “mattonella” pesava 25 tonnellate e per sollevarla servivano 370 persone.

Solidissima, enorme, destinata ad accogliere con tutti gli onori il faraone nel passaggio all’altra vita. Nelle vicinanze del monumento funerario, che sarà visitabile dal 2009 solo all’esterno, sono stati ritrovati anche moltissimi contenitori per le offerte al faraone. E anche l’esterno manifestava tutta la maestosità del sovrano: la piramide era ricoperta da granito lucidato e da una lega di oro, argento e rame che al sole brillava, in segno di potere.

 

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2 giugno: l’Italia apre le porte dei suoi monumenti

31 Maggio 2008

Lunedì 2 giugno, in occasione della Festa della Repubblica, il patrimonio culturale italiano aprirà eccezionalmente le porte a tutti. Monumenti, musei, pinacoteche, biblioteche, siti ed aree archeologiche, che di norma restano chiusi al pubblico o permettono solo a gruppi di visitatori di entrare, rimarranno per tutta la giornata a disposizione di chiunque voglia addentrarsi nella storia. Sarà come tutti gli anni uno spettacolo poter volare con la fantasia, passare con un semplice passo in una qualsivoglia direzione da un’epoca ad un’altra.

Su tutti gli avvenimenti storici viene ricordato quel lontano giorno del 1946, il referendum istituzionale indetto a suffragio universale in cui il popolo italiano veniva chiamato alle urne per esprimersi su quale forma di governo, monarchia o repubblica, dare al Paese. Da quel giorno l’Italia diventava Repubblica. Ancora oggi tutti noi siamo chiamati a festeggiare il compleanno della Nazione, la solenne commemorazione della sua nascita. Tutti dobbiamo riconoscerci in quel cerimoniale che prevede la deposizione di una corona d’allora al Milite Ignoto, presso l’Altare della Patria a Roma.

Quest’anno la festa nazionale assume un particolare valore in corrispondenza dell’anno che segna il sessantesimo anniversario della promulgazione della Costituzione.

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Firenze riabilita Dante a 700 anni dall’esilio!

31 Maggio 2008

“Tu lascerai ogne cosa diletta più caramente / tu proverai sì come sa di sale lo pane altrui”. Se Dante non fosse stato esiliato dalla sua Firenze per motivi politici, forse nel XVII canto del Paradiso della Divina Commedia non troveremmo questi versi. Invece la condanna all’allontanamento dalla città toscana non solo ci fu, ma mai venne ritirata. A settecento anni da quella sentenza, Firenze fa il primo passo. E qualcosa si muove per la riabilitazione del Sommo poeta.

La commissione Cultura di Palazzo Vecchio ha infatti approvato una mozione che intende “revocare formalmente il bando con cui Dante venne cacciato da Firenze nel 1302, condanna emessa in contumacia che, a causa del mancato rientro in città per discolparsi delle accuse, fu commutata in sentenza di condanna all’esecuzione della pena capitale”.

Ma non basta. Firenze dovrebbe adoperarsi per la sua completa riabilitazione con “un gesto che gli renda il dovuto onore e gli restituisca la piena dignità ed il rango di fiorentino eccellente”. Per questo il sindaco dovrebbe conferire - secondo i consiglieri Bosi e Pieri di Fi - al conte Pieralvise Serego Alighieri, discendente di Dante Alighieri, il Fiorino d’oro.

Quello che hanno in mente i due consiglieri è un percorso di collaborazione con le amministrazioni di Ravenna e Verona per la promozione di una serie di eventi in onore di Dante. Il primo passo è fatto. Ora, il prossimo sarà la discussione della mozione in consiglio comunale.

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Arbore diventa “cartoon” in una favola sulla tolleranza

29 Maggio 2008

Un dromedario che parla pugliese, con occhiali da sole, cappello in testa, e sulla groppa una bisaccia con chitarra e clarinetto. E’ il personaggio animato cui ha prestato la voce Renzo Arbore in “La luna nel deserto”, il mediometraggio in 3d di Cosimo Damiano Damato, che racconta coi toni della favola una storia d’amore e rispetto per gli altri, ambientata nel mondo degli animali.

“E’ la prima volta che divento cartone animato - ha spiegato Renzo Arbore, ieri sera, durante la presentazione del minifilm alla Casa del Cinema di Roma - l’idea della storia mi piaceva. E’ molto poetica, promuove valori in cui credo ed è ambientata in quell’area del sud che amo tanto”. Come lo showman, anche gli altri doppiatori d’eccezione, fra i quali Michele e Violante Placido, Arnoldo Foà, Emilio Solfrizzi, Caterina Sylos Labini, e i giornalisti Rai Leonardo Metalli e Attilio Romita, hanno partecipato al progetto a titolo gratuito.

La luna nel deserto, che in questo periodo sta girando i festival (”speriamo di andare anche al Giffoni - ha spiegato il produttore Angelo Tumminelli - ci serve visibilità per trovare una distribuzione”) è ispirato al romanzo di Raffaele Nigro (coautore con Damato della sceneggiatura), “Desdemona e Coca Cola”. Protagonista della storia (accompagnata dalla colonna sonora dei Radiodervish) è la giovane e idealista gazza Cola Cola (doppiata da Metalli), nata e cresciuta nelle oasi del deserto. Il sogno di allontanarsi dal “continente della fame e della sete”, anche su consiglio di una seducente e malinconica luna con fattezze di donna (Sylos Labini), e di un intraprendente dromedario (Arbore) porta il pennuto a partire per una favoleggiata “isola del miglio e del grano”, che si scopre essere una Venezia senza tempo. Qui Cola Cola si innamora della colomba Desdemona (Violante Placido), ma il loro legame sarà ostacolato dall’intolleranza verso quelli che sono visti come diversi.

Il mediometraggio è stato realizzato, con varie interruzioni dovute al piccolo budget, dagli studi d’animazione Ccbc di Bari, in due anni. “Ho pensato - ha spiegato Damato, già giornalista e regista teatrale - che lo strumento della favola animata potesse essere il migliore per raccontare una storia che vuole promuovere il dialogo con il sud del mondo, la necessità di darsi la mano. Dove non arriva la politica, possono arrivare la poesia e l’arte”.

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Genova ricorda Maria Callas

27 Maggio 2008

Era il 12 maggio 1948 quando il Comunale dell’Opera realizzò al teatro Grattacielo una edizione del “Tristano e Isotta” di Wagner. Dirigeva Tullio Serafin e nel ruolo di Isotta cantava una semisconosciuta ragazza greca, Maria Callas.

Il Teatro Carlo Felice farà rivivere oggi quella storica serata, con l’iniziativa “Omaggio a Maria Callas” . La manifestazione prevede nel pomeriggio una tavola rotonda sui primi anni italiani della Callas; verrà anche proiettato un video relativo appunto a quegli anni. La sera, al Carlo Felice, avrà luogo il concerto diretto appunto da Michail Jurowski e con la soprano greca Dimitra Theodossiou.

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Usa: 3 mila anni di giornalismo raccontati da un museo

26 Maggio 2008

Al Newseum, il museo dedicato al giornalismo e inaugurato di recente a Washington, ogni mattina si possono leggere le prime pagine degli 80 più importanti giornali del mondo che, via satellite, vengono trasmesse in questo palazzo spettacolare. Partendo dal sesto piano e scendendo sino al sotterraneo, il visitatore assiste a una lezione precisa e ricca sull’evoluzione dell’informazione dagli inizi della storia - i tamburi africani, i quipu degli Inca, le tavolette d’argilla babilonesi e i papiri egiziani - sino alla rivoluzione audiovisiva dei nostri tempi.Il museo è progettato e allestito meravigliosamente e le due o tre ore trascorse a visitarlo consentono, a malapena, di conoscere la punta dell’iceberg delle offerte presenti nelle sue sezioni. In ognuno di questi settori si possono passare ore - giorni interi - ad ascoltare i più famosi programmi radiotelevisivi dedicati ai grandi eventi politici e sociali degli ultimi decenni - la rivoluzione bolscevica, l’ascesa al potere di Hitler, la «lunga marcia» di Mao, le vicissitudini della Prima e della Seconda guerra mondiale, la guerra fredda, il crack economico del 1929, l’assassinio di Kennedy, il primo viaggio spaziale, la caduta del Muro di Berlino, gli attentati terroristici di New York, Madrid e Londra, insieme con altre centinaia di eventi che hanno segnato il tempo. Uno spazio importante è stato anche riservato alle scoperte scientifiche e ai fatti culturali così come sono stati proposti dai media e ai dibattiti che hanno suscitato sulla stampa.

Il Newseum non trascura anche la sinistra malattia che colpisce il giornalismo, in particolare nei nostri giorni: quella, cioè, di far passare l’invenzione per realtà, la menzogna per un evento accaduto. Si provano brividi nello scoprire che giornali prestigiosi come il New York Times, il Washington Post e il New Republic abbiano potuto essere ingannati, a volte per anni, da astuti pennivendoli che costruivano informazioni e si impegnavano, senza che nessuno li scoprisse, per far filtrare falsità su quelle pagine.

Il Newseum non è solo didattica, somiglia anche a un parco d’attrazioni. Ci sono filmati in quattro dimensioni che causano crisi di panico e urla d’entusiasmo con le loro ricostruzioni di avvenimenti e di tragedie realizzate da grandi reporter - come Edward Murrow che racconta dal tetto di un edificio di Londra, tra fumo e fiamme, il bombardamento della città da parte dell’aviazione di Hitler - e migliaia di foto e di oggetti che riportano ai più conosciuti professionisti dell’informazione. Come i block notes e i nastri registrati di molti reporter caduti nelle Filippine, in Vietnam, in Bosnia, in America Centrale, in Iraq o morti schiacciati dalle macerie mentre, l’11 settembre, raccontavano l’esplosione delle Torri Gemelle.

 

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L’Italia torna a brillare a Cannes: “Gran prix”e “Premio della giuria”

25 Maggio 2008

CANNES - Una doppietta italiana, come non accadeva da decenni. Il grand prix per Matteo Garrone e il suo “Gomorra” e il premio della giuria per Paolo Sorrentino e il suo “Il divo” rappresentano un successo per il cinema italiano che riporta alla vittoria ex aequo del 1972, quando la Palma fu divisa tra “Il caso Mattei” di Francesco Rosi e “La classe operaia va in paradiso” di Elio Petri. In questo caso niente Palma d’oro ma i due giovani autori riportano l’Italia nel palmares dopo la Palma d’oro del 2001 di Nanni Moretti e del suo “La stanza del figlio”.

“Entre les Murs” di Laurent Cantet, il film che ha vinto la Palma d’oro al 61/mo festival di Cannes e che si vedrà anche in Italia distribuito da Mikado, è la storia di un anno scolastico in una seconda superiore in un sobborgo qualunque di una città francese e dentro c’é un microcosmo della Francia contemporanea, ma si potrebbe dire anche d’Italia. Tratto dal best seller del vero insegnante Francois Begaudeau, qui anche attore protagonista, il nuovo film di Laurent Cantet nel raccontare cosa accade durante l’anno scolastico in questa classe non esclusiva ma neppure ’sgarrupata’, mette mirabilmente in scena una specie di lotta di classe nel senso generazionale, politico e sociale. Il professore che fa levare il cappello ai ragazzi quando entrano in classe, li fa parlare solo disciplinatamente, li rimprovera se non gli mostrano rispetto, é lo stesso che li spinge con grande franchezza a studiare praticamente senza libri, in una sorta di dibattito e scambio continuo molto stimolante. Per Cantet “la scuola non è più un santuario: ho voluto mostrare cosa invece è oggi, un microcosmo del mondo dove le questioni di uguaglianza o disparità - in merito alle opportunità di lavoro, potere, cultura, integrazione sociale o esclusione - emergono concretamente”. Ci sono ad esempio il ragazzo cinese diligente e volenteroso che vuole imparare in fretta il francese, il giovane di origine africana che si sente di seconda generazione e dunque si proclama francese, quello invece con una sura del Corano tatuata sul braccio e solo le origini marocchine in testa.

Il palmares:
- Palma d’oro: Entre les murs di Laurent Cantet
- Grand Prix: Gomorra di Matteo Garrone
- Premio speciale del 61/mo festival: Catherine Deneuve (Un conte de Noel di Arnaud Desplechin) e Clint Eastwood regista di The Exchange
- Sceneggiatura: Jean-Pierre e Luc Dardenne per Il silenzio di Lorna
- Regia: Le tre scimmie di Nuri Bilge Ceylan
- Attore: Benicio Del Toro per Che di Steve Soderbergh
- Attrice: Sandra Corveloni per Linha de passe di Walter Salles e Daniela Thomas
- Giuria: Il divo di Paolo Sorrentino
- Camera d’oro per la migliore opera prima : Hunger di Steve McQueen (Un certain renard)
- Menzione speciale per la Camera d’oro: Everybody dies but me di Valeria Gaia Germanica (Settimana della critica)
- Palma d’oro per il miglior cortometraggio: Megatron di Marian Crisan
- Menzione speciale per i cortometraggi: Jerrycan di Julius

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Archeologia: forse identificata la tomba di Cleopatra

25 Maggio 2008

IL CAIRO - La tomba degli amanti più famosi della storia d’Egitto, e non solo, potrebbe trovarsi a una trentina di chilometri da Alessandria, dove gli archeologi egiziani hanno recuperato monete e statue che fanno pensare al possibile luogo di sepoltura di Antonio e Cleopatra. Lo ha detto lo zar dell’archeologia egiziana, Zahi Hawass.”Non abbiamo ancora nessuna prova, ma la nostra teoria è che la leggendaria regina egiziana e il condottiero romano siano sepolti lì “, ha detto il noto archeologo, che sta conducendo degli scavi nel tempio di Tabusiris Magna, sulla costa mediterranea. Una squadra di dodici archeologi e 70 operai ha trovato un cunicolo sotto il tempio lungo 120 metri e scoperto statue di Cleopatra, un busto di Marco Antonio e monete con il ritratto della regina: “Cose che non si trovano normalmente in un tempio”, ha detto Hawass. Cleopatra e Antonio, che ebbero tre figli, si suicidarono ad Alessandria nel 30 a.C., lui con una spada e lei con un aspide, dopo essere stati sconfitti da Ottaviano nella battaglia di Anzio.

I lavori di ricerca sono sospesi per il caldo estivo e riprenderanno a novembre, quando Hawass userà dei radar per scandagliare le camere nascoste. Se davvero si trattasse della tomba di Cleopatra - ipotesi sulla quale altri esperti hanno sollevato dubbi - sarebbe il ritrovamento archeologico più importante in Egitto dalla scoperta della tomba di Tutankhamen, nel 1922, da parte dell’inglese Howard Carter.

(Ansa.it)