Archivio per la categoria ‘Ambiente’

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Usa: sperimentata acqua potabile gm

3 Giugno 2008

L’acqua è il bene più prezioso per l’umanità. Arriva dalla genetica la tecnica che permette di trasformare l’acqua non potabile in potabile. Si tratta dell’acqua potabile gm, nella quale frammenti di materiale genetico sono utilizzate per bloccare la replicazione di virus e batteri, e quindi per purificarla. La tecnica, ancora sperimentale, è stata presentata a Boston nel congresso della Società Americana di Microbiologia. Nei test finora eseguiti nella Duke University, i ricercatori che l’hanno messa a punto sono riusciti a bloccare l’attività di un fungo molto comune nell’acqua. Un metodo come questo, secondo gli studiosi, permetterebbe di risolvere il problema della sicurezza dell’acqua potabile nei Paesi in via di sviluppo. Per i ricercatori potrebbe essere una soluzione anche per i Paesi avanzati, come alternativa a cloro e raggi ultravioletti.

La tecnica si chiama interferenza dell’Rna e consiste nell’azionare interruttori molecolari chiamati micro-Rna per accendere o spegnere i geni. Finora utilizzata in molti campi della ricerca biomedica, per la prima volta questa tecnica viene applicata in campo ambientale. “I nostri dati dimostrano che è possibile silenziare l’azione di uno specifico gene in un fungo che vive nell’acqua”, ha detto la responsabile del progetto, Sara Morey. “Riteniamo - ha aggiunto - che l’interferenza dell’Rna promette di diventare uno strumento per silenziare geni al fine di controllare la proliferazione di batteri e virus che vivono nell’acqua”.

 

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Il gusto porta a tavola l’ambiente

2 Giugno 2008

Dalla tavola alla terra e viceversa. Andata e ritorno. Purché il «viaggio alle radici del cibo» sia a impatto zero.

Sarà questo il filo conduttore della settima edizione del Salone del Gusto di Torino, organizzato da Slow Food e in programma dal 23 al 27 ottobre al Lingotto Fiere, in concomitanza con il terzo meeting internazionale Terra Madre, rete mondiale delle comunità del cibo. E’ la prima volta che una manifestazione di tipo fieristico adotta questo approccio sistemico in grado di provocare il minimo dei danni ambientali: meno emissioni di C02, meno costi di petrolio, a favore di più gusto e salute in un cibo lavorato al giusto punto di maturazione, con meno conservanti e additivi chimici.

E’ questione di etica. Che all’appuntamento torinese si tradurrà in nuovi scenari sostenibili di consumo e gestione degli scarti: piatti e bicchieri biodegradabili (da destinare al compostaggio), abolizione dei materiali che non potranno essere riutilizzati, raccolta differenziata e riciclaggio dei rifiuti. Nell’ottica del riuso, pure la moquette potrà avere una nuova vita. Quanto alla tutela, il Salone riafferma la difesa dei prodotti tradizionali e della biodiversità.
Un concetto che - secondo il patron Carlo Petrini - si sviluppa in tre aggettivi, da sempre alla base della filosofia Slow Food: buono, pulito e giusto. Per questo sono fondamentali i presidi, un progetto nato 10 anni fa che oggi raggruppa migliaia tra agricoltori, casari, pescatori, allevatori. Tutti impegnati a custodire le diversità alimentari contro l’omologazione imposta dai grandi gruppi mondiali. Nello stesso filone si inseriscono i Mercati della Terra, una rete di mercati - inaugurata quest’anno - dedicati ai piccoli produttori e artigiani locali per accorciare la filiera, garantire un adeguato reddito ai contadini e nello stesso tempo offrire ai consumatori una spesa di stagione ad un prezzo corretto.

La questione parte da lontano: «In Terra Madre - ha detto Petrini - confluiranno migliaia di comunità, molte delle quali si trovano per la prima volta di fronte allo spettro della fame. La questione del cibo va affrontata a livello planetario. In Italia i contadini sono il 3 per cento della popolazione, e la metà di loro è anziana. Mi domando se mai riusciremo a dare motivazioni e gratificazioni ai giovani per tornare alla terra. Perché non ci potremo nutrire di computer».

 

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Elettricità alternativa? Arriva la macchina “acchiappaonde”

1 Giugno 2008

Tutto italiano il prototipo di una macchina che serve a trasformare in elettricità l’energia delle onde. La forma, ancora top secret nei dettagli, è quella di una mongolfiera. Subacquea, da immergere a cento metri di profondità per catturare l’energia delle onde. È una macchina, unica al mondo nel suo genere, progettata da un «cervello italiano», Michele Grassi, ricercatore al dipartimento di matematica dell’Università di Pisa.Grassi, 38 anni, studi alla Normale e dottorato alla Ucla di Los Angeles, ha costruito un prototipo che ha dato ottimi risultati al largo di Marina di Pisa. A settembre sarà sperimentato il modello finale, con tanto di validazione, e poi si passera alla vendita. Che potrebbe avere anche risultati eccellenti visto che le prime prove marine sono state ottime. La «macchina delle onde» riesce a produrre energia a costi tre volti inferiori al fotovoltaico e simili a quelli dell’eolico. Con un vantaggio strategico: «Queste macchine non hanno impatto visivo come le pale eoliche - spiega Grassi - perché stanno sotto il mare e sono ecologiche». Se ne possono costruire di più dimensioni e potenza. Grandi e costose (milioni di euro) ma capaci di erogare un megawatt di potenza e piccole ed economiche (100 mila euro) da 100 chilowattori capaci di soddisfare il fabbisogno energetico di una trentina di appartamenti.

«La macchina è diversa da tutti gli altri progetti per ricavare energia dal moto ondoso», continua Grassi. «Potrà essere utilizzata in un mare calmo come il Mediterraneo, anche se la sua efficienza nell’oceano potrebbe essere cinque volte superiore». La tecnologia? «Semplice, si tratta di basilari principi di ingegneria meccanica», risponde Grassi, «e dietro il prodotto non c’è neppure una grande industrializzazione». La macchina delle onde ha già iniziato a stuzzicare gli appetiti internazionali. Una società francese ha contattato il ricercatore pisano e il governo del Galles si è detto disponibile a finanziare per il 50% le spese di realizzazione e a contattare eventuali sponsor. «Una proposta molto lusinghiera, che mi ha sorpreso e onorato», conferma Grassi. Che poi aggiunge: «Ho preso un po’ di tempo prima di rispondere, nonostante la proposta sia straordinaria. Mi piacerebbe che il sostegno arrivasse dal mio Paese. Vedremo».

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Un rimedio all’inquinamento dei mari. Arriva la “carta assorbente”

1 Giugno 2008

Un’invenzione senza precedenti darà speranza ai mari soffocati dalle maree nere di petrolio e altri idrocarburi: è un “foglio di carta assorbente”, capace di impregnarsi fino a 20 volte il suo peso, che può essere riutilizzata più volte per nuovi cicli di pulizia, «strizzandola» a lavoro finito per recuperare il petrolio.La carta, come annunciato dalla rivista Nature Nanotechnology, è stato ideata dal team di Francesco Stellacci, scienziato italiano che lavora presso uno dei più prestigiosi istituti di ricerca Usa, il Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston, dove è professore nel dipartimento di ingegneria e scienza dei Materiali.

Fabbricabile a basso costo, il tappeto di nanofibre “a spaghetti” di ossido di potassio manganese intrecciate tra loro, è impermeabile all’acqua ed assorbe benissimo il petrolio. Resistendo inoltre alle alte temperature, si può scaldare fino a far evaporare il petrolio che poi viene recuperato e il foglio è di nuovo pronto per l’uso.

L’inquinamento delle acque da petrolio è molto frequente: estrazione dalle piattaforme offshore, operazioni di scarico, di pulizia dei serbatoi e i non infrequenti incidenti che vedono coinvolte petroliere(collisioni, incagliamenti, incendi, esplosioni, naufragi).

Tantissimi gli incidenti verificatisi finora, i più tristemente noti, solo per citarne alcuni, sono quello della Prestige, che nel 2002 riversò sulle coste spagnole della Galizia 60.000 tonnellate di petrolio e quello della Exxon Valdez, che nel 1989 contaminò il golfo dell’Alaska, con 30.000 tonnellate di greggio, causando la morte di migliaia di uccelli, foche, lontre, balene.

I danni all’ecosistema marino sono ingenti: i pinguini sono gli uccelli che ne risentono di più perchè con più facilità rimangono invischiati nel greggio che rovina le loro pinne, ma non sono i soli. Il ‘veleno nerò distrugge lo strato protettivo di grasso presente sulle piume degli uccelli, esponendoli al rischio di morire per assideramento.

Esistono dei sistemi di assorbimento del petrolio dalle acque, ma non sono efficienti perchè i materiali convenzionali non sono capaci di assorbire selettivamente i contaminanti e assorbono anche acqua. «Noi abbiamo scoperto che è possibile fabbricare una “carta” fatta di un intreccio di nanofibre - spiega Stellacci - capace di assorbire idrocarburi liquidi in modo selettivo. La carta non assorbe neanche una goccia d’acqua, può essere lasciata mesi in acqua rimanendo totalmente asciutta».

I suoi segreti? La proprietà assorbente è data dalle nanofibre “a spaghetti” intrecciate, la sua impermeabilità all’acqua da un rivestimento totalmente idrorepellente. Inoltre il materiale resiste a temperature altissime, quindi si può scaldare fino a far evaporare il petrolio che poi si recupera per condensazione (ridiventa liquido). La “carta riciclabile” potrebbe davvero aiutare a proteggere l’ambiente ed essere utilizzata anche per altri scopi.

 

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Dal 10 giugno inquinare diverrà un reato penale!

31 Maggio 2008

Entrerà in vigore il 10 giugno la risoluzione UE che rende reati penali - e non solo amministrativi - i danni all’ambiente su tutto il territorio europeo: “Per i responsabili dell’inquinamento del nostro ambiente non ci saranno più porti sicuri”. Commenta così il vicepresidente dell’esecutivo europeo, Jacques Barrot, l’approvazione delle norme contro le violazioni che danneggiano l’ambiente. Il punto forte della normativa proposta sono le regole comuni che rendono più efficaci i sistemi di indagine fra gli Stati.

L’attuazione della risoluzione «con sanzioni penali effettive, proporzionate e dissuasive» spetterà però agli stati membri che avranno due anni per modificare l’ordinamento nazionale e rendere più stringenti le norme sull’ambiente. In accordo con la Corte - pronunciatasi nel 2007 con una sentenza - l’Unione Europea ha deciso dunque di dotare gli Stati membri di una cornice in cui ogni singolo paese dovrà definire norme nazionali. Possibile maggiore severità, ma il limite minimo ora è fissato da Bruxelles.

Il provvedimento anti-inquinatori nasce da una relazione dell’eurodeputato tedesco Hartmut Nassauer e punta i riflettori sui danni alle persone, all’aria, al suolo, all’acqua, alle piante e agli animali, se commessi in modo intenzionale o causati da grave negligenza. Di particolare interesse i rifiuti: punibili dunque le attività di trasporto, il recupero e lo smaltimento. Anche una cattiva sorveglianza sarà un’attività a rischio penale.

Fino al 2007 sono stati - secondo Legambiente - 4.409 i reati accertati nel ciclo dei rifiuti. Un business illegale che supera i 5,8 miliardi di euro che anche con l’euro-legge si cerca di stroncare.
In Italia, secondo il rapporto Ecomafia 2007 sono state accertate in Italia ben 23.668 infrazioni alla normativa ambientale, il 45,9% delle quali nelle 4 regioni a tradizionale presenza mafiosa (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia).

Tutelate dall’UE anche le specie protette sia animali che vegetali: vietato e punito il possesso, il traffico o l’uccisione di specie di particolare rarità e interesse. Tempi duri anche per chi incita, favorisce o permette questi reati: sarà punibile.

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Sardegna e Toscana vanno a gonfie “vele”

30 Maggio 2008

Isola del GiglioSul podio Sardegna e Toscana. Seguono Sicilia e Puglia. È la fotografia delle spiagge italiane secondo Legambiente e Touring Club Italiano, che hanno dato alle stampe la «Guida Blu 2008». In Sardegna si concentra il più alto numero di località costiere che ottengono il massimo riconoscimento di Legambiente, ben 14 su un totale di 54. Non è da meno la Toscana che tra le migliori ne piazza 11, seguita dalla Sicilia con 9 e dalla Puglia con 7. Oltre 50 luoghi di grande pregio naturalistico che Legambiente e il Tci consigliano come meta per una vacanza fatta di mare pulito, paesaggi e spiagge incantevoli ma anche arte, buona cucina e rispetto dell’ambiente.L’ottava edizione della «Guida Blu» è stata presentata a Roma da Sebastiano Venneri, vicepresidente di Legambiente, Michele D’Innella, direttore editoriale del Touring Club Italiano, e Luigi Rambelli, presidente di Legambiente Turismo insieme ai sindaci delle località premiate con le cinque vele.

C’è anche una sezione dedicata alle località che si affacciano sui laghi. Il turismo lacustre rappresenta in Italia il 6,6% del totale del flusso con 24 milioni di presenze, soprattutto straniere (dati Istat 2006). Tre le tre località dei laghi che conquistano le 5 vele: Caldaro sulla Strada del Vino (Bz) in Trentino Alto Adige sul lago di Caldaro, Farra D’Alpago (Bl) in Veneto sul lago di Santa Croce e Malcesine (Vr) in Veneto sul lago di Garda.

La novità è che per la prima volta un’intera isola, quella del Giglio (Gr), conquista il gradino più alto del podio per l’ottima sostenibilità e la tutela dell’ecosistema terrestre e costiero e per aver prestato particolare attenzione al verde pubblico, alla raccolta differenziata e alla mobilità sostenibile.

La «Guida Blu 2008» (320 pagine a colori, 300 foto, disponibile in libreria a 18 euro) oltre alle 286 località balneari e le 70 lacustri riporta anche la descrizione di ben 344 spiagge insieme alle indicazioni per raggiungerle. C’è anche una sezione dedicata alle grotte marine, un piccolo estratto di un grande lavoro di censimento realizzato dal ministero dell’Ambiente e l’elenco aggiornato degli alberghi per l’ambiente.

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Conegliano: primo edificio ecologico ed eco-compatibile d’Italia

30 Maggio 2008

Verrà inaugurato oggi a Conegliano il primo edificio interamente ecologico ed eco-compatibile d’Italia.

Si tratta della nuova sede di Savno - Servizi Ambientali Veneto Nord Orientale - il consorzio che da 7 anni si occupa della gestione di tutti i servizi di igiene ambientale, in particolare la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, di 35 Comuni della provincia di Treviso, e che da alcuni mesi collabora a livello nazionale con Italgrob - Federazione Italiana Grossisti e Distributori di Bevande - per la realizzazione di un progetto per il rilancio del Vuoto a Rendere in Italia.

Costruito su 2 piani, per una superficie di 600 metri quadrati, l’edificio è stato progettato secondo i criteri della più moderna «bio-architettura» e realizzato in ogni sua parte, dalle fondamenta fino al tetto, utilizzando rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata, come l’acciaio, metallo riciclato e riciclabile all’infinito e soprattutto non dannoso per l’uomo, che ne compone la struttura portante.

Dal recupero delle bottiglie in Pet provenienti dalla differenziata dei 35 Comuni trevigiani, derivano invece gli speciali fogli in poliestere utilizzati per l’isolamento termo-acustico della struttura. Si tratta di fibre di plastica altamente fono e termoisolanti, «termolegati» cioè privi di resine leganti e colle, nonché autoestinguenti, vale a dire che non producono fumi tossici in caso di incendio.

Anche l’isolamento dei pavimenti è ottenuto con materiale proveniente dalla raccolta differenziata: è stata infatti impiegata una particolare fibra di cellulosa realizzata utilizzando i quotidiani riciclati, un materiale naturale e con ottime caratteristiche isolanti che richiede poca energia per essere prodotto e può essere riciclato all’infinito. Infine i pannelli in legno-cemento utilizzati per il tamponamento, anch’essi riciclabili al 100% e prodotti con il consumo di pochissima energia, provengono dagli scarti delle segherie.

Materiali riciclati e riciclabili quindi, dotati di certificato bio-ecologico, ma non solo: la struttura vanta infatti soluzioni impiantistiche all’avanguardia per quanto riguarda la sostenibilità ambientale, il risparmio energetico e l’utilizzo di fonti rinnovabili. Per ridurre i consumi, la nuova sede della Savno è stata progettata in modo che la sua struttura semplice e compatta limitasse ogni dispersione di calore. Il risparmio energetico sarà garantito anche dal sistema di climatizzazione geotermica, scelto per il riscaldamento e il raffrescamento dell’edificio, garantito da fonti rinnovabili per cui il 70% dell’energia sarà fornito dall’accumulo della massa terrestre. Per limitare l’impatto termico ed ambientale, inoltre è prevista la realizzazione di un giardino pensile sul tetto dell’edificio, creato utilizzando il compost proveniente dalla raccolta differenziata. Si tratterà di un vero e proprio «tetto verde» accessibile, in grado di proteggere dalle escursioni termiche, trattenere le polveri sottili dell’aria e conservare l’umidità.

È stato infine predisposto un impianto per la raccolta dell’acqua piovana, che verrà utilizzata per alimentare le piante ed i servizi igienici. “Apprezzo molto l’attività svolta da questa società nel campo dell’igiene ambientale, settore che negli ultimi anni ha assunto, in virtù della natura dell’interesse tutelato, una notevole valenza economico-sociale - sottolinea il ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, in una lettera alla direzione di Savno - e la ringrazio per la sensibilità dimostrata nell’operare secondo i criteri sostenibili, affrontando tematiche che hanno un forte impatto ambientale, nell’auspicio che possa diventare modello di riferimento e di stimolo anche per altri operatori del settore”

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Apple prepara la “rivoluzione”: sarà l’iPhone ad energia solare?

28 Maggio 2008

Apple prepara una svolta a sorpresa che rivoluzionerà l’iPhone: l’introduzione di piccoli pannelli solari per ricaricarlo, eliminando così definitivamente fili e cavi elettrici.

Al momento, nonostante l’intensificarsi delle voci che dicono che verrà presentato il 9 giugno, l’iPhone a energia solare sarebbe solo un prototipo e non dovrebbe quindi avere a che fare con il nuovo modello che la Apple si appresta a lanciare sul mercato. Se la sperimentazione avrà successo si tratterà di una svolta per l’intera industria dei dispositivi portatili: l’idea di integrare cellulari e pannelli solari non è nuova, in molti ci hanno già pensato e provato, ma con scarsi risultati per problemi di spazio. Le dimensioni dell’iPhone consentirebbero di trasformare lo schermo al tatto in un intero pannello solare, dichiarando così la fine di cavi e alimentatori. L’iPhone, ma anche l’iPod touch diverebbero ancora più portatili.

Attualmente le batterie dell’iPhone consentono otto ore di conversazione telefonica e sette ore di video, audio e altre funzioni. I modelli a banda larga 3G consumeranno ancor più rapidamente la propria batteria. I pannelli solari potrebbero ovviare il problema, allungando la durata della batteria. Le batterie solari per cellulari già esistenti consentono, per ogni ora di esposizione, 20 minuti ulteriori di utilizzo del telefonino.

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La luce in bottiglia. Addio elettricità?

28 Maggio 2008

La crisi energetica mondiale acuisce l’ingegno degli sperimentatori domestici. Un brasiliano sostiene di aver trovato il modo di sostituire l’illuminazione casalinga con bottiglie riempite di un liquido luminescente, ognuna delle quali, stando a quanto dichiarato dall’inventore, sarebbe paragonabile a una lampadina da 60 watt. Insomma, senza elettricità né batterie, luce fredda imbottigliata.

ISTRUZIONI - Si parte da una comune bottiglia di acqua minerale, riempita in parte di acqua del rubinetto e in parte di Clorox, un detergente-disinfettante che, come dice il nome, è a base di cloro. Subito dopo si espone la bottiglia al Sole e, a questo punto, avverrebbe una reazione fotochimica capace di eccitare la miscela e renderla molto luminescente, al punto da illuminare un locale buio, tanto quanto farebbe una lampadina elettrica di media potenza.

L’esistenza che esistano liquidi fluorescenti è nota a tutti, quindi, è probabile che la miscela acqua-clorox, esposta al sole, si carichi di energia che poi viene restituita gradualmente sotto forma di radiazione luminosa. Tuttavia, ai fini di valutare la praticità dell’invenzione, bisogna valutare quanto tempo può durare l’emissione e soprattutto quanto costa la quantità di liquido clorato necessaria al confezionamento di una bottiglia luminescente; non ultimo i problemi di inquinamento ambientale connessi allo smaltimento della miscela esausta. Sono tutte valutazioni che solo un attrezzato laboratorio chimico può fare. Alla fine si potrebbe scoprire che il gioco non vale la candela.

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Enel-Sharp: uniti per il fotovoltaico

16 Maggio 2008

 

È stata ufficializzata oggi a Roma l’intesa tra Enel e Sharp sul fotovoltaico. L’azienda energetica italiana e la multinazionale giapponese hanno siglato un’intesa che prevede due punti essenziali. Il primo è l’installazione entro il 2011 di nuovi campi fotovoltaici per un totale di 161 MW in grado di produrre l’energia di cui hanno bisogno oltre 81.500 famiglie.

Il secondo punto riguarda invece la realizzazione in Italia di un impianto industriale per la produzione di pannelli fotovoltaici basati sulla tecnologia di Sharp, un avanguardistico film sottile a tripla giunzione. Rispetto ai moduli tradizionali in silicio cristallino si tratta di un procedimento che consente un minore utilizzo di silicio, con evidenti risparmi economici, garantendo però prestazioni di efficienza simili a quelle dei moduli tradizionali.

 

“E’ un’alleanza che consideriamo abbastanza unica a livello mondiale”, ha commentato Francesco Starace, direttore Divisione Mercato di Enel nel corso della presentazione: “Due società che definiscono una strategia comune, con Sharp che entra con noi nella produzione di energia elettrica e noi che entriamo nella produzione di pannelli fotovoltaici”.

La scelta di collaborare nasce infatti anche dalla necessità di sopperire a un inaspettato freno alla crescita del fotovoltaico.

 

I dettagli dei due progetti sono ancora tutti da definire, ma l’idea di massima è quella di distribuire i campi fotovoltaici sul territorio, senza concentrarli in una zona precisa, mentre resta ancora da verificare dove far sorgere lo stabilimento di produzione dei pannelli. Al momento l’unica certezza al riguardo sembra essere la scelta di una località costiera, dove è possibile sfruttare i servizi portuali. “La produzione - ha sottolineato infatti Starace - non sarà esclusivamente destinata verso l’interno ma verrà indirizzata anche alla crescita del fotovoltaico negli altri paesi del Mediterraneo”.