
Il gusto porta a tavola l’ambiente
2 Giugno 2008Dalla tavola alla terra e viceversa. Andata e ritorno. Purché il «viaggio alle radici del cibo» sia a impatto zero.
Sarà questo il filo conduttore della settima edizione del Salone del Gusto di Torino, organizzato da Slow Food e in programma dal 23 al 27 ottobre al Lingotto Fiere, in concomitanza con il terzo meeting internazionale Terra Madre, rete mondiale delle comunità del cibo. E’ la prima volta che una manifestazione di tipo fieristico adotta questo approccio sistemico in grado di provocare il minimo dei danni ambientali: meno emissioni di C02, meno costi di petrolio, a favore di più gusto e salute in un cibo lavorato al giusto punto di maturazione, con meno conservanti e additivi chimici.
E’ questione di etica. Che all’appuntamento torinese si tradurrà in nuovi scenari sostenibili di consumo e gestione degli scarti: piatti e bicchieri biodegradabili (da destinare al compostaggio), abolizione dei materiali che non potranno essere riutilizzati, raccolta differenziata e riciclaggio dei rifiuti. Nell’ottica del riuso, pure la moquette potrà avere una nuova vita. Quanto alla tutela, il Salone riafferma la difesa dei prodotti tradizionali e della biodiversità.
Un concetto che - secondo il patron Carlo Petrini - si sviluppa in tre aggettivi, da sempre alla base della filosofia Slow Food: buono, pulito e giusto. Per questo sono fondamentali i presidi, un progetto nato 10 anni fa che oggi raggruppa migliaia tra agricoltori, casari, pescatori, allevatori. Tutti impegnati a custodire le diversità alimentari contro l’omologazione imposta dai grandi gruppi mondiali. Nello stesso filone si inseriscono i Mercati della Terra, una rete di mercati - inaugurata quest’anno - dedicati ai piccoli produttori e artigiani locali per accorciare la filiera, garantire un adeguato reddito ai contadini e nello stesso tempo offrire ai consumatori una spesa di stagione ad un prezzo corretto.
La questione parte da lontano: «In Terra Madre - ha detto Petrini - confluiranno migliaia di comunità, molte delle quali si trovano per la prima volta di fronte allo spettro della fame. La questione del cibo va affrontata a livello planetario. In Italia i contadini sono il 3 per cento della popolazione, e la metà di loro è anziana. Mi domando se mai riusciremo a dare motivazioni e gratificazioni ai giovani per tornare alla terra. Perché non ci potremo nutrire di computer».




