Quattrocentomila fumatori in meno, oltre due miliardi di sigarette scomparse dagli scaffali dei rivenditori e circa quaranta mila vite umane salvate da morte certa nei prossimi dieci anni.
Lo “smoking-ban” inglese – ovvero il divieto di fumo assoluto in locali pubblici – compie domani un anno e si compilano i primi bilanci: un successone. “Questi dati raccontano del più massiccio crollo mai registrato da quando si monitora la situazione fumo”, ha detto all’Independent Robert West, direttore del dipartimento studi sul tabacco della ‘University College’ di Londra (UCL) e responsabile della ricerca.
“Gli effetti – ha aggiunto – si sono fatti sentire in tutti gli strati sociali, tra i poveri come tra i ricchi. Onestamente non mi aspettavo un impatto così consistente”. I risultati dello studio – patrocinato dall’associazione ‘Cancer Research’ – verranno presentati domani alla conferenza ‘anti-fumo’ di Birmingham. I dati presentati sono poi ancora più sbalorditivi perché questa è la prima volta al mondo che vengono analizzati unicamente gli effetti di uno smoking-ban senza tenere in conto altre misure di dissuasione.
“Il divieto era stato introdotto in locali e luoghi pubblici per proteggere la salute dei lavoratori dagli effetti deleteri del fumo passivo”, analizza Jean Kingdi ‘Cancer Research’, “ma ha incoraggiato la gente a smettere del tutto: ora abbiamo bisogno di un piano quinquennale nazionale”. I numeri sono infatti molto incoraggianti. Nei nove mesi che hanno preceduto l’entrata in vigore della legge avevano smesso di fumare l’1,6% dei britannici mentre nei nove messi successivi la percentuale é salita a 5,5%. Oggi, dunque, circa il 22% della popolazione maschile britannica cade sotto l’etichetta “fumatori”. “E se il ministero della Sanità riesce a incoraggiare lo slancio che il divieto ha creato”, ha aggiunto il professor West, “nei prossimi 10 anni potremo realisticamente arrivare al 15%”.



L’acqua è il bene più prezioso per l’umanità. Arriva dalla genetica la tecnica che permette di trasformare l’acqua non potabile in potabile. Si tratta dell’acqua potabile gm, nella quale frammenti di materiale genetico sono utilizzate per bloccare la replicazione di virus e batteri, e quindi per purificarla. La tecnica, ancora sperimentale, è stata presentata a Boston nel congresso della Società Americana di Microbiologia. Nei test finora eseguiti nella Duke University, i ricercatori che l’hanno messa a punto sono riusciti a bloccare l’attività di un fungo molto comune nell’acqua. Un metodo come questo, secondo gli studiosi, permetterebbe di risolvere il problema della sicurezza dell’acqua potabile nei Paesi in via di sviluppo. Per i ricercatori potrebbe essere una soluzione anche per i Paesi avanzati, come alternativa a cloro e raggi ultravioletti.

I premi Nobel della pace sono in mostra a Milano: 94 ritratti a china e carboncino realizzati dell’artista ungherese Monika Hafner (Budapest 18 gennaio 1968), che dal 2003 si dedica a questo progetto aggiornandolo di anno in anno, affinché rimanga una mostra che continua a vivere e a trasmettere speranza. Da oggi e fino al 3 luglio sono esposti alla Fondazione Metropolitan.
Cosa indosso oggi? Un interrogativo che affligge milioni di donne (e non solo) tutti i giorni. Passiamo ore davanti all’armadio aperto in attesa di una “illuminazione”. Pensate se ogni giorno suonasse alla vostra porta, magari mentre siete assalite da mille dubbi sul vostro look, l’abito “perfetto” per quella giornata.Sogno? No, realtà anche se per il momento è una realtà limitata almeno in Italia. La tendenza del “guardaroba in affitto” che soffia dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti sta attecchendo anche in alcune città italiane: ad averne il primato è Brescia, ma molto presto contagerà le boutiques delle nostre città.
Un semplice test del sangue per individuare il tumore al polmone nella sua fase iniziale e predire il rischio che un soggetto fumatore ha di ammalarsi di tale patologia nell’arco dei successivi due anni. Il test si basa sull’individuazione di una particolare ‘impronta’ genetica, che i ricercatori hanno riscontrato essere presente in coloro che hanno poi sviluppato la neoplasia.Non è ancora una realtà, ma i primi risultati della sperimentazione del nuovo test sono molto incoraggianti. A metterlo a punto, i ricercatori dell’Università di Colonia, guidati da Thomas Zander, che ha illustrato i primi, positivi dati della sperimentazione in corso al congresso della Società americana di oncologia (Asco), in svolgimento a Chicago. Un risultato definito “entusiasmante”, anche se si è ancora in una fase preliminare degli studi e gli esperti invitano alla prudenza.



