h1

“Quel concorso pubblico è razzista”. Tribunale riammette medico di colore

31 Maggio 2008

Un concorso pubblico razzista, che discrimina gli extracomunitari. Con questa motivazione il tribunale di Chieti ha intimato alla Asl, l’azienda sanitaria locale, di ammettere alle selezioni un medico di colore che era stato precedentemente escluso, proprio perché extracomunitario.

W. A., nato in Uganda, regolarmente in Italia dal 1988, laureato in medicina all’università di Chieti (con una specializzazione e un dottorato di ricerca) era stato estromesso alla corsa per un incarico nei reparti di medicina e di chirurgia d’accettazione d’urgenza, in quanto non disponeva di uno dei requisiti fondamentali previsti all’articolo 3 del bando: la cittadinanza italiana o europea.

Eppure negli ultimi anni aveva lavorato come specialista in chirurgia generale all’ospedale di Chieti, all’Inail di Lanciano, e anche come dirigente di primo livello presso il pronto soccorso dell’ospedale di Popoli.

Così, il medico, dopo l’estromissione, convinto di trovarsi di fronte ad una discriminazione, ha presentato ricorso. Il tribunale di Chieti adesso ha disposto che può partecipare al concorso. La Asl di conseguenza ha annullato il bando.

“La legge stabilisce che costituisce discriminazione ogni comportamento che direttamente o indirettamente comporti una distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basata sulla razza, il colore o l’origine nazionale o etnica” spiega il legale che per conto del medico ha seguito la vicenda “così come il principio di parità di trattamento senza distinzione di razza o etnia si applica a tutte le
persone sia nel settore pubblico che privato”.

Il giudice Lucio Luciotti nell’ordinanza afferma che “il contenuto del predetto bando in relazione al possesso in capo ai ricorrenti dei requisito della cittadinanza non extracomunitaria è chiaramente discriminatorio”.

Non solo, ma il professionista ugandese, in possesso di un permesso di soggiorno a tempo indeterminato, da oltre un anno è in attesa proprio del riconoscimento della cittadinanza italiana e “la durata del procedimento – sostiene lo stesso giudice – non può comunque ritorcersi a danno dell’interessato”. Ora W. A. spera solo che si spengano i riflettori sulla sua vicenda. “Non cerca pubblicità” conclude il legale “vuole solo partecipare a quel concorso. E provare a vincere”.

Lascia un Commento