
Decifrato il codice celebrale che svelerà i pensieri
30 Maggio 2008
Un gruppo di neurologi dell’Università di Pittsburgh negli Stati Uniti hanno decifrato un pezzo di codice cerebrale che il nostro cervello adopera per pensare a oggetti concreti. Sono cioè riusciti ad associare a ciascuna parola che indichi un oggetto concreto un preciso schema di attivazione cerebrale. Quando una certa combinazione di aree del cervello si attiva, vuol dire che stiamo pensando a un nome specifico.
Reso noto sulla rivista Science, il risultato potrebbe permettere in futuro di creare dispositivi per leggere nel pensiero basandosi su questo “dizionario cerebrale”.
Coordinati da Tom Mitchell della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, gli scienziati hanno osservato con la risonanza magnetica diverse combinazioni di attività cerebrale di volontari, collegandone ciascuna ad una parola. Poi utilizzando statisticamente queste associazioni tra attività neurale e singola parola, hanno dedotto il “codice” di migliaia di altre parole.
Aver decriptato almeno in parte il codice del cervello servirà in futuro per studiare malattie come l’autismo, disturbi del pensiero come la paranoia, la schizofrenia, la demenza semantica.
Partendo da questo concetto già in passato alcuni scienziati avevano dimostrato che a ciascuna parola è ricollegabile un certo tipo di attività cerebrale. Così, per esempio, se pensiamo a una mela, nel nostro cervello si attiverà sempre e costantemente una serie di aree specifiche in un ordine cronologico preciso cui corrisponde il pensiero “mela”. Tra queste aree accese a “significare” mela, ci saranno di certo circuiti implicati nel gusto, nel ricordo, nella masticazione.
Partendo da ciò i neurologi stavolta si sono imbarcati in un’impresa ambiziosa: decifrare almeno una parte del codice del cervello, cioè di quelle combinazioni di attività cerebrale che producono il significato di una parola. Hanno iniziato con nomi concreti chiedendo a nove volontari di pensare a 60 oggetti appartenenti a diverse categorie, animali, parti del corpo, costruzioni, vestiti, insetti, veicoli, vegetali.
A ciascuna di queste parole i neurologi hanno associato una unità di codice precisa, cioè uno schema preciso di attività cerebrale che genera il pensiero di un oggetto determinato. Hanno quindi decodificato una sorta di crittogramma neurale. Poi, ricorrendo all’uso del computer, i neurologi hanno dedotto, a partire dai pezzi di codice svelati, altri crittogrammi, decifrando il codice di altre migliaia di parole con un’accuratezza che si aggira intorno al 70-77%.
«Crediamo di aver identificato un certo numero di unità di codice di base che il cervello usa per rappresentare il significato di alcune parole - ha detto Miitchell - e queste unità di codice possono essere assemblate per predire il codice di ogni altro nome concreto. Abbiamo dimostrato che questo modo di dedurre altri pezzi di codice è molto accurato». «Il nostro lavoro - ha detto Marcel Just, un altro autore dello studio - è un passo importante nella decifrazione del codice del cervello».




