
Usa: 3 mila anni di giornalismo raccontati da un museo
26 Maggio 2008Al Newseum, il museo dedicato al giornalismo e inaugurato di recente a Washington, ogni mattina si possono leggere le prime pagine degli 80 più importanti giornali del mondo che, via satellite, vengono trasmesse in questo palazzo spettacolare. Partendo dal sesto piano e scendendo sino al sotterraneo, il visitatore assiste a una lezione precisa e ricca sull’evoluzione dell’informazione dagli inizi della storia - i tamburi africani, i quipu degli Inca, le tavolette d’argilla babilonesi e i papiri egiziani - sino alla rivoluzione audiovisiva dei nostri tempi.Il museo è progettato e allestito meravigliosamente e le due o tre ore trascorse a visitarlo consentono, a malapena, di conoscere la punta dell’iceberg delle offerte presenti nelle sue sezioni. In ognuno di questi settori si possono passare ore - giorni interi - ad ascoltare i più famosi programmi radiotelevisivi dedicati ai grandi eventi politici e sociali degli ultimi decenni - la rivoluzione bolscevica, l’ascesa al potere di Hitler, la «lunga marcia» di Mao, le vicissitudini della Prima e della Seconda guerra mondiale, la guerra fredda, il crack economico del 1929, l’assassinio di Kennedy, il primo viaggio spaziale, la caduta del Muro di Berlino, gli attentati terroristici di New York, Madrid e Londra, insieme con altre centinaia di eventi che hanno segnato il tempo. Uno spazio importante è stato anche riservato alle scoperte scientifiche e ai fatti culturali così come sono stati proposti dai media e ai dibattiti che hanno suscitato sulla stampa.
Il Newseum non trascura anche la sinistra malattia che colpisce il giornalismo, in particolare nei nostri giorni: quella, cioè, di far passare l’invenzione per realtà, la menzogna per un evento accaduto. Si provano brividi nello scoprire che giornali prestigiosi come il New York Times, il Washington Post e il New Republic abbiano potuto essere ingannati, a volte per anni, da astuti pennivendoli che costruivano informazioni e si impegnavano, senza che nessuno li scoprisse, per far filtrare falsità su quelle pagine.
Il Newseum non è solo didattica, somiglia anche a un parco d’attrazioni. Ci sono filmati in quattro dimensioni che causano crisi di panico e urla d’entusiasmo con le loro ricostruzioni di avvenimenti e di tragedie realizzate da grandi reporter - come Edward Murrow che racconta dal tetto di un edificio di Londra, tra fumo e fiamme, il bombardamento della città da parte dell’aviazione di Hitler - e migliaia di foto e di oggetti che riportano ai più conosciuti professionisti dell’informazione. Come i block notes e i nastri registrati di molti reporter caduti nelle Filippine, in Vietnam, in Bosnia, in America Centrale, in Iraq o morti schiacciati dalle macerie mentre, l’11 settembre, raccontavano l’esplosione delle Torri Gemelle.




