“Il paese è piccolo e la gente mormora”. Ma non è più così. Nella community più grande del mondo, quella di Internet, maldicenze e pettegolezzi sono sempre pi frequenti, che per correre ai ripari nascono società per controllare ed eventualmente correggere la propria ‘reputazione digitale’. I costi sono assolutamente accessibili, considerato che in gioco c’é il “buon nome”: solo 30 dollari come nel caso dei ‘Reputation Defender’.L’ultimo sito a dover correre ai ripari per la sempre maggiore tendenza al cyber-pettegolezzo è stato eBay, il principale organizzatore di aste on-line, che questo mese ha deciso di cambiare il sistema di valutazione dei venditori, che prima veniva fatto da chi comprava.
“Alcuni compratori erano riluttanti nel dare un giudizio negativo sui venditori – si legge nel comunicato del sito – per paura che questi a loro volta lasciassero dei commenti offensivi o negativi”. La principale novità del nuovo sistema sarà che i venditori non potranno più lasciare commenti negativi sui compratori, e questi ultimi avranno una revisione del proprio giudizio ogni 12 mesi. La mossa ha anche un valore commerciale: secondo uno studio che sarà pubblicato sul Journal of Economics strategy, una buona reputazione su eBay permette di vendere a prezzi più alti.
Se l’onore sul sito di aste on-line è salvo, lo stesso non si può dire per il resto del web, dove fra blog, siti di social network e su cui si possono postare foto e video le occasioni di delazione non mancano. Il problema, riferisce la rivista New Scientist, non è solo di natura morale: nel momento in cui ci si iscrive all’università o si fa domanda per un lavoro sempre più spesso si viene ‘googleati’, e il risultato che si ottiene digitando il proprio nome su un qualsiasi motore di ricerca può dare delle brutte sorprese.
“Le cose che appaiono in rete su una persona – spiega Fred Stutzman, che ha creato un sito che ‘ripulisce’ la reputazione on-line – possono determinare il giudizio che viene dato”. Stuzman è l’autore di ClaimId, un sito gratuito che controlla e verifica le informazioni sul conto di chi si iscrive, creando una lista di siti ‘approvati’ dall’utente, che appare quando un estraneo cerca il nome sul web. Un po’ più complesso è TrustPlus, un altro sito, questo a pagamento, che crea un vero e proprio profilo pubblico raccogliendo le informazioni da una cerchia di ‘amici fidati’. Una volta ripulite le informazioni sparse nei vari siti, però, rimane il problema di giudizi negativi che possono essere stati dati da estranei, o proprie foto compromettenti apparse sui siti di qualcun altro
Per risolvere il problema alla radice bisogna affidarsi a ‘Reputation Defender’, una compagnia che dietro un pagamento mensile controlla tutti i risultati che escono dai motori di ricerca sul cliente, facendo in modo con tecniche di ottimizzazione che quelli positivi siano in cima e quelli negativi in fondo, occupandosi anche di contattare i ‘pettegoli’ per far loro togliere il materiale dal proprio sito. Il servizio costa 30 dollari, ma come diceva Publilio Siro, un autore romano, ‘Una buona reputazione vale molto piu’ dei soldi’.


Lo dimostra uno studio di Shyam Sundar, direttore del laboratorio multimediale della Penn State University in Usa. Il loro segreto, spiega l’esperto, è che sono capaci di risvegliare le emozioni giuste e danno quella carica di energia che serve a sprigionare la potenza creativa che è in noi. Lo studio, che ha coinvolto quasi 100 giovani, è stato presentato alla 58/ima conferenza annuale della International Communication Association (ICA) in corso a Montreal.I videogame non sono più semplice passatempo da ragazzini, infatti, stando ai recenti dati della ricerca presentata in occasione del lancio del nuovo videogioco “More Brain Training”, in Europa sarebbero ben 68 milioni le persone che almeno una volta l’anno fanno una partita, e di questi quasi tre giocatori su dieci (più di 18 milioni) hanno tra i 30 e i 75 anni. Il numero degli “over 30″ , quindi, é ormai quasi pari a quello del pubblico tradizionale di adolescenti e bambini. 
Le automobili parlanti a molti ricordano vecchi telefilm e cartoni animati. Ma adesso la fantasia e l’immaginazione lasciano il posto alla realtà. L’auto parlante ci terrà compagnia, aiuterà a concentrarci, ci infonderà calma e potrà dare un piccolo contributo a rendere le strade un po’ più sicure. Quindi sarà anche un po’ “psicologa”, cioè in grado di modulare la ‘propria voce’ sulla base del carattere di chi è alla guida. Al progetto stanno investendo da anni molte case automobilistiche e potrebbe trasformarsi, presto, in realtà grazie ad una serie di studi compiuti dal professor Cliffors Nass dell’Università di Stanford. 

Chi è solito spostarsi da un capo all’altro del mondo in aereo sa bene quali siano gli effetti deleteri che il cosiddetto jet lag – il «mal di fuso orario» – ha sull’organismo. Dopo lunghi viaggi, infatti, la differenza di fuso orario altera il normale ritmo circadiano (circa diem in latino significa «intorno al giorno»), e ci si ritrova quindi vittime della stanchezza, assonnati e confusi.



