Archivio per 25 Aprile 2008

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“Stangone” e “bassotti”: coppia perfetta?

25 Aprile 2008

Se siete uomini e non siete dei “giganti” una buona notizia: l’altezza non è più un problema… almeno per le “star”! Loro alte da fare invidia ma attratte da ”bassotti”. Eccovi alcuni “illustri” esempi:

 

 

Carla Bruni (1.79) e Nicolas Sarkozy (1.65)

È noto che ormai Carlà si è rassegnata  a indossare ballerine ultrapiatte per non far sfigurare il maratino, basso si ma anche “complessato”. Tanto da metterli lui i tacchi. Ormai Sarkò si è convertito ai mocassini “rialzati”, ma nonostante ciò non riesce a colmare la differenza. Non sarà mai all’altezza della sua sposa!!!

 

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Sophie Dahl (1.82) e Jamie Cullum (1.62)

25 Aprile 2008

Sophie Dahl (1.82) e Jamie Cullum (1.62)

Differenza dolorosa: 20 cm. Ma la modella e scrittrice è recidiva: era più ala anche del suo ex, Dan Baker. Con il musicista Jamie indossa quasi sempre flip flop e l’effetto è un po’ ridicolo. Tutta la stampa inglese li ha sbeffeggiati. In effetti perfino baciarsi diventa difficile! Ma se lui si mette in punta di piedi e lei quasi in ginocchio forse ce la fanno!

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Katie Holmes (1.75) e Tom Cruise (1.65)

25 Aprile 2008

Katie Holmes (1.75) e Tom Cruise (1,65)

Piccolo problema per il divo di Hollywood quello dell’altezza. Prima gli è toccata quella stanga di Nicole Kidman e ora la Holmes, che lo sovrasta di soli 10 cm se senza tacco! Eccoperchè Katie si vede spesso camminare cinque passi dietro di lui. Con questo accorgimento Tom spera, ma invano, di sembrare alto quanto lei. In ogni caso, si tutele indossando poderosi rialzi nelle scarpe per non sfigurare.

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L’Wren Scott (1.93) e Mick Jagger (1.77)

25 Aprile 2008

L’Wren Scott (1.93) e Mick Jagger (1.77)

La monumentale L’Wren, un passato da modella e un precedente da stilista, metterebbe in imbarazzo chiunque. Jagger al suo cospetto assomiglia al grande puffo; eppure lei non si nega i tacchi. Lui, che pare abbia l’intenzione di sposarla, non gradisce, ma ormai ci ha fatto l’abitudine. Del resto l’altezza per Mick è sempre stata un problema: la sua ex, Jarry Hall, lo sovrastava di sei cm.

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Il futuro del cuore? Stop ai farmaci è scritto nei geni.

25 Aprile 2008

Il passato è fatto di medicine che controllano pressione e colesterolo. Il futuro, nel campo del cuore, vede sempre più concretamente geni e cellule staminali al centro della sua attenzione. Se i farmaci ci hanno aiutato finora a ridurre la mortalità, nonostante il nostro sia uno dei paesi più anziani del mondo, le tecniche “del futuro”ci promettono di vedere una malattia prima ancora che arrivi - quando è ancora scritta solamente nei geni - e di curarla con tecniche che sempre più spesso escludono il bisturi.

 

“Un tempo i nostri strumenti erano stetoscopio e occhio clinico - racconta Ottavio Alfieri, responsabile del dipartimento cardio-toracico-vascolare del San Raffaele di Milano - mentre oggi abbiamo apparecchi che ci mostrano il cuore come se fossimo al suo interno. Risonanze magnetiche, tac, ecocardiografie tridimensionali. Difficilmente un particolare sfugge a questi strumenti. Fare una diagnosi oggi è diventato più semplice e i miglioramenti in questo campo sono continui”.

 

Penetrare nei segreti del cuore per esplorarne meglio ogni angolo è una delle strade per vincere le malattie. Al Massachusetts General Hospital per esempio hanno deciso di osservare come il cuore di un atleta cambia giorno dopo giorno. Con un particolare ecocardiografo, hanno seguito 40 vogatori e 35 giocatori di footbal nelle sessioni di allenamento, guardando il cuore cambiare forma e irrobustirsi. Dopo tre mesi, i ventricoli dei vogatori si erano espansi, le pareti del cuore dei giocatori di football inspessite. I battiti del cuore erano rallentati nei primi e accelerati nei secondi. “Siamo rimasti sorpresi dalla rapidità con cui differenti tipi di attività fisica modificano il cuore” ha detto Aaron Baggish, il medico che ha curato l’esperimento.

 

Legge contro il fumo a parte, gli stili di vita non sembrano venire in aiuto alla salute del cuore. I dati sull’aumento dell’obesità nel nostro paese e la scarsa pratica sportiva dovrebbero tradursi in un grafico delle malattie cardiovascolari rivolto all’insù. Se questo non avviene, è proprio grazie ai farmaci. Quattro confezioni di medicine su dieci, fra quelle consumate in Italia, servono a tenere sotto controllo la salute di cuore e vasi sanguigni. In tutta Europa ictus e infarti smuovono pillole per un valore di 192 miliardi di euro all’anno. Nel nostro paese il 37 per cento della spesa farmaceutica se ne va proprio in rimedi per il “mal di cuore”. “Eppure non tutti i pazienti rispondono ai farmaci allo stesso modo. La sfida della cardiologia del futuro? Capire perché ogni individuo funziona a modo suo” dice senza esitazioni Alfieri.

 

La risposta è scritta nei geni, ed è per questo che si sta sviluppando la branca della farmacogenomica. Oggi, non sapendo chi esattamente trarrà beneficio da un farmaco, si tende ad allargare il raggio delle prescrizioni. Ma quando la lettura del Dna diventerà pratica corrente, sarà possibile distinguere chi è un bersaglio sensibile da chi non trarrà nessun beneficio dal medicinale.

 

Tra geni, staminali e apparecchi in stile “Nasa” che non ovunque sono a disposizione, si ha l’impressione che la medicina del cuore si trascini nel presente in attesa di un futuro rivoluzionario, e chissà quando arriverà?