Il passato è fatto di medicine che controllano pressione e colesterolo. Il futuro, nel campo del cuore, vede sempre più concretamente geni e cellule staminali al centro della sua attenzione. Se i farmaci ci hanno aiutato finora a ridurre la mortalità, nonostante il nostro sia uno dei paesi più anziani del mondo, le tecniche “del futuro”ci promettono di vedere una malattia prima ancora che arrivi - quando è ancora scritta solamente nei geni - e di curarla con tecniche che sempre più spesso escludono il bisturi.
“Un tempo i nostri strumenti erano stetoscopio e occhio clinico - racconta Ottavio Alfieri, responsabile del dipartimento cardio-toracico-vascolare del San Raffaele di Milano - mentre oggi abbiamo apparecchi che ci mostrano il cuore come se fossimo al suo interno. Risonanze magnetiche, tac, ecocardiografie tridimensionali. Difficilmente un particolare sfugge a questi strumenti. Fare una diagnosi oggi è diventato più semplice e i miglioramenti in questo campo sono continui”.
Penetrare nei segreti del cuore per esplorarne meglio ogni angolo è una delle strade per vincere le malattie. Al Massachusetts General Hospital per esempio hanno deciso di osservare come il cuore di un atleta cambia giorno dopo giorno. Con un particolare ecocardiografo, hanno seguito 40 vogatori e 35 giocatori di footbal nelle sessioni di allenamento, guardando il cuore cambiare forma e irrobustirsi. Dopo tre mesi, i ventricoli dei vogatori si erano espansi, le pareti del cuore dei giocatori di football inspessite. I battiti del cuore erano rallentati nei primi e accelerati nei secondi. “Siamo rimasti sorpresi dalla rapidità con cui differenti tipi di attività fisica modificano il cuore” ha detto Aaron Baggish, il medico che ha curato l’esperimento.
Legge contro il fumo a parte, gli stili di vita non sembrano venire in aiuto alla salute del cuore. I dati sull’aumento dell’obesità nel nostro paese e la scarsa pratica sportiva dovrebbero tradursi in un grafico delle malattie cardiovascolari rivolto all’insù. Se questo non avviene, è proprio grazie ai farmaci. Quattro confezioni di medicine su dieci, fra quelle consumate in Italia, servono a tenere sotto controllo la salute di cuore e vasi sanguigni. In tutta Europa ictus e infarti smuovono pillole per un valore di 192 miliardi di euro all’anno. Nel nostro paese il 37 per cento della spesa farmaceutica se ne va proprio in rimedi per il “mal di cuore”. “Eppure non tutti i pazienti rispondono ai farmaci allo stesso modo. La sfida della cardiologia del futuro? Capire perché ogni individuo funziona a modo suo” dice senza esitazioni Alfieri.
La risposta è scritta nei geni, ed è per questo che si sta sviluppando la branca della farmacogenomica. Oggi, non sapendo chi esattamente trarrà beneficio da un farmaco, si tende ad allargare il raggio delle prescrizioni. Ma quando la lettura del Dna diventerà pratica corrente, sarà possibile distinguere chi è un bersaglio sensibile da chi non trarrà nessun beneficio dal medicinale.
Tra geni, staminali e apparecchi in stile “Nasa” che non ovunque sono a disposizione, si ha l’impressione che la medicina del cuore si trascini nel presente in attesa di un futuro rivoluzionario, e chissà quando arriverà?